CPP_Unitario 2020 - santodithiene

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CPP_Unitario 2020

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Anno Pastorale 2019-20
Intervento di d. Leopoldo e Francesco Ballan
Padova, sabato 5 ottobre 2019  

Nel Midrash è scritto che "l'uomo possiede tre nomi: uno è quello che i genitori scelgono, il secondo è quello con cui gli altri lo identificano. Il terzo, il più importante, è quello che l'essere umano stesso si costruisce attraverso le sue scelte e azioni." Forse quest’anno dedicato al Battesimo potrebbe essere un fermarci sul nostro nome. Nel primo nome intuiamo che possiamo rimanere in vita solo in quanto pensati da altri; nel secondo ci sta come le persone ci vedono; nel terzo intuiamo la profondità della nostra esistenza, una profondità sempre oltre, come un’ulteriorità da raggiungere.
Gesù possedeva occhi limpidi, tanto da cambiare il nome alle persone, facendole arrivare fino alla consapevolezza del terzo nome. Sei roccia, sei colei che ha molto amato, sei figlio di Abramo, sei assettata di acqua buona, sei un ricercatore magari nella notte dei dubbi, sei un uomo giusto, sei fede genuina, sei amico, sei figlio della luce, sei discepolo. Il Battesimo che vogliamo riscoprire è una storia di nomi e di persone, è l’innesco di relazioni aperte l’una sull’altra che nascono dalla relazione fondamentale, sentirsi figli amati. In questa luce tutto diventa luminoso e gioioso.
Negli ultimi anni abbiamo scritto molto: La parrocchia, poi Il seminatore che raccoglieva anche gli slanci del Sinodo dei giovani attraverso la loro Lettera, e I Gruppi di parrocchie. Tanti ci chiedevano tempo per assimilare tutto questo materiale e di non continuare a inserire elementi di novità nel cammino diocesano. Inoltre è iniziato il viaggio - impegnativo e speciale, allo stesso tempo - della Visita pastorale: diciassette tappe, con protagoniste 130 parrocchie, che sta confermando la ricchezza e fecondità della nostra Chiesa diocesana. In questi mesi sono risuonate tante intuizioni e parole: il primato della pastorale, la soggettività di ciascuna parrocchia, il valore di comunità dalle relazioni non anonime e indifferenti, la ministerialità, un ruolo inedito di interpretare il ministero presbiterale, la missionarietà e l’annuncio capillare del Vangelo, la sostenibilità e la trasparenza delle nostre scelte, passando anche per quelle economiche/gestionali. Eravamo incerti nel proporre nuovi percorsi e testi: da una parte chi suggeriva di non insistere, dall’altra chi domandava un percorso unitario che facesse da collante e da riferimento per tutta la Diocesi.
Con gli Organismi diocesani siamo arrivati a questa scelta: non nuovi orientamenti, non indicazioni precise per una pastorale diretta, ma invece un’occasione formativa soprattutto per gli organismi parrocchiali, che può anche essere aperta successivamente agli operatori pastorali e all’assemblea eucaristica domenicale. Per certi versi è una scelta ancora interlocutoria anche se di valore, non vuole esaurirsi in un anno, ma dare vita ad un processo progressivo di riappropriazione del segno e dello strumento che ci fa vivere: l’inserimento in Gesù Cristo, Colui che abbiamo di più caro, nel dono del Battesimo. Torniamo alla sorgente da dove tutto si origina, a quella sorgente che ci fa apprezzare il nome che ci è stato dato, il nome che ci viene riconosciuto, il nome che ci costruiamo con le nostre scelte.
Le schede sono ricche e ben costruite anche se la loro formulazione può risultare necessariamente didattica e vorrebbero favorire un dinamismo di apprendimento comunitario. Non sono un capitolo a sé stante ma la continuazione dei passi di questi anni. Per evitare l’annualità della proposta, non c’è un unico poster identificativo, anche se in semplicità, consigliamo ad ogni parrocchia di realizzare la propria immagine, magari scattando la foto di un momento comunitario, in cui tutti si riconoscono e si specchiano reciprocamente nel dono del Battesimo. L’ottica delle schede supera una prospettiva intraecclesiale perché la posta in gioco che la riscoperta del Battesimo ci mette davanti è davvero rilevante.
La posta in gioco è la fede non come trasmissione scontata e sociale, ma come rigenerazione, riscoperta che impegna la scelta personale e comunitaria, che nasce proprio dall’esperienza della gratuità dell’amore di Dio. La posta in gioco è la fede che è non è una devozione privata e intimistica, ma chiamata alla conversione nella vita e nella vita pubblica. La posta in gioco è la fede che non è un’assicurazione personale, ma una continua sottrazione di sicurezza, un mettersi in gioco in parrocchia, in famiglia, nel lavoro, nella società, nella politica. La posta in gioco è la fede che non è rito magico, un mantra automatico, ma scelta di carità che si traduce in ospitalità, condivisione, testimonianza. La posta in gioco è la difficoltà di credere dei nostri giovani e contemporaneamente la loro grande ricerca di spiritualità.
Il dono che riceviamo, il Battesimo, Gesù Cristo, il Vangelo ci rendono non solo donativi ma riconoscenti. Riconosciamo e sosteniamo con affetto e stima il vescovo Claudio, al quarto anno in mezzo a noi, alla partenza del secondo anno di Visita pastorale. In queste domeniche ascoltiamo le parole generative e calorose di Paolo a Timoteo, ci giungono come le parole di un padre che abbraccia e incoraggia un figlio. Attraverso di te, vescovo Claudio, sentiamo che il Signore ci dona non uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Con te possiamo custodire, mediante lo Spirito Santo che abita in tutti noi, il bene prezioso che ci è stato affidato.
Riconosciamo la bellezza del mese missionario straordinario, intitolato “Battezzati e inviati” e accogliamo con grande speranza il Sinodo panamazzonico, che inizia domenica e ci imparenta con il mondo.
Riconosciamo la bellezza dei nostri giovani e del cammino post sinodale, che silenziosamente si concretizzerà adesso in alcune sperimentazioni parrocchiali, nella logica di un accompagnamento personalizzato e testimoniale.
Riconosciamo la bellezza dei presbiteri, diaconi, religiosi, di tanti cristiani laici impegnati nel servizio del mondo, nel servizio del territorio, nel lavoro, in famiglia, in parrocchia, pronti ad umanizzare la vita in ogni situazione e circostanza. Citando il Vangelo di Luca di domani, siamo un esercito di servi inutili, che non puntano alla propria gloria, prestigio, ad un proprio utile ma che si offrono in gratuità, senza tornaconti, in umiltà e letizia.
Riconosciamo tanti passi che non riusciamo a dire quest’oggi, come un libro infinito che continua la gioia del Vangelo e riconosciamo in noi anche lo spazio di una mancanza struggente, un desiderio mai colmato: Signore accresci la nostra fede!
Signore, accresci in noi la festa del Battesimo, la gioia di essere credenti, il piacere di essere in questo mondo la tua Chiesa di Padova, immersa in te e risplendente di te!     

Presentazione

SCHEDA1

SCHEDA2

Scheda3

Scheda4

 
 
 
 
 
 
 

Notizie dai Consigli Pastorali
COMUNITÀ VIVA, COMUNITÀ CHE TRASMETTE LA FEDE…………………

Questo è il tema dell’incontro formativo che molte persone impegnate nella pastorale delle nostre comunità di Rozzampia e Santo hanno vissuto domenica 3 febbraio 2019.
L’iniziativa è stata portata avanti con convinzione da don Massimo e condivisa e appoggiata dai consigli pastorali, dai catechisti e dagli accompagnatori dei genitori.
Non è semplice chiedere a chi già dedica molto del proprio tempo al servizio alla comunità di impegnare anche una domenica pomeriggio, ma fra noi ci sono molte persone generose che non si tirano indietro se la proposta è ben motivata.
Così, domenica 3 febbraio, ci siamo trovati, con i consigli pastorali, ancora freschi di nomina, con i catechisti, gli accompagnatori dei genitori, l’equipe battesimale, l’equipe catecumenale e qualche bravo animatore per partecipare a un pomeriggio di incontro/formazione in uno stile di fraternità, dialogo e ascolto.
L’intenzione all’origine del tutto era di aiutare i CP a comprendere meglio cosa si intende per Nuova Iniziazione Cristiana, e per questo è stato invitato don Giorgio Bezze, responsabile dell’Ufficio diocesano Annuncio e Catechesi.
Don Giorgio ha illustrato le motivazioni che hanno portato, dapprima all’invito da parte dei vescovi a rinnovare la modalità di accompagnare i bambini,  poi alla scelta della diocesi di Padova, assieme ad altre diocesi in Italia, di dare inizio ad un percorso rinnovato.
Questo percorso tiene conto della situazione attuale della società, che non si può più dire generativa di cristiani, come avveniva qualche decennio fa, in cui tutti, in modo più o meno convinto, si dicevano appartenenti alla Chiesa Cattolica.
Il percorso propone  e prevede il passaggio da una catechesi finalizzata alla celebrazione dei  Sacramenti a una catechesi per la vita cristiana, attraverso i Sacramenti.
Sarà possibile modificare e rendere efficace la iniziazione cristiana dei ragazzi solo se matura nella parrocchia la consapevolezza che è essa stessa, tutta intera la comunità parrocchiale, che accoglie nel battesimo e  accompagna la nuova famiglia e i bambini verso la scelta consapevole di diventare cristiani. Educare alla fede è  compito della famiglia e di tutti i cristiani in prima persona e non può essere delegata al parroco e ai catechisti. Spetta quindi ai genitori e alla comunità educare alla Fede.
Dopo l’illustrazione del nuovo impianto ci siamo scambiati sensazioni, perplessità, dubbi e domande, ci siamo dati, e siamo stati aiutati a darci delle risposte, non tutte risolutive, anzi, molti interrogativi restano aperti.
La affermazione più importante a cui siamo giunti è che a noi cristiani è affidato il compito del seminare, in modo abbondante senza guardare il terreno su cui cade il seme; sta ad Altri il compito di far crescere e raccogliere il frutto.
In tutti noi è emersa chiara la necessità che questo sia un cammino condiviso e supportato da ogni persona che a vario titolo faccia parte della comunità, quindi non solo catechesi, ma anche Parola, Liturgia e Carità. E in questa condivisione di responsabilità le nostre comunità dovranno impegnarsi.
Dei frutti già si vedono, in questi anni di operatività:
La libertà di scelta, nella propria responsabilità, lasciata alle famiglie
Il coinvolgimento dei genitori, non tutti, ma di quanti accettano la sfida di ripensare alla propria Fede e di accompagnare in questo i propri figli.
La possibilità, definita bellissima e inattesa, da parte degli accompagnatori di scoprire in modo più profondo il loro essere e vivere da Cristiani
L’opportunità offerta, e in parte raccolta, ai giovani adulti-genitori di fare esperienza dell’ascolto della Parola di Dio.
Come più volte ci è stato ripetuto, a noi spetta seminare con generosità, senza ansie da risultato, certi che lo Spirito farà il resto e sicuri che il Signore è in mezzo a noi e ci guida e accompagna.   
    Daniela Laghetto (consigliere pastorale di Rozzampia e referente vicariale per la catechesi)

 
 
 
 
 
 

Orientamenti pastorali 2017 - 2018
Esercizi di fraternità

C'è stata la "sosta", ora ci sono gli "esercizi". A farli dovranno essere tutte le comunità, in pieno stile di fraternità. Saranno queste le parole chiave per quanto riguarda il prossimo anno pastorale in diocesi. Saranno tre i cuori pulsanti del cammino:
•il sinodo dei giovani,
•il rinnovo dei consigli pastorali e dei consigli economici,
•il quarto tempo dell'iniziazione cristiana.
Gli  orientamenti pastorali  2017-18,  che  hanno  come  titolo "Esercizi di fraternità", si ispirano all'evangelista Giovanni (12,1-11) che racconta di Gesù a cena con Marta e Maria, insieme a Lazzaro, dopo che era stato resuscitato dai morti. Maria, a un certo punto, «prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo». "E tutta la casa si riempì del profumo" diventa il contenuto, il fine, il senso degli "esercizi di fraternità" nei quali è coinvolta tutta la chiesa di Padova. Fraternità che è richiamata anche dai protagonisti del testo evangelico: Gesù e i tre fratelli a Betania.
Gli "esercizi di fraternità" hanno al centro le nostre comunità cri¬stiane, intese come luoghi di relazioni intense e feconde, e ciò che è es¬senziale e decisivo per loro.
Il gesto di Maria, che unge di olio i piedi di Gesù, richiama l'idea della comunità in cui tutti offrono tutto per la vita dell'altro. Quest'unzione è già un segno di risurrezione: si offre tutto, per l'altro, a partire da Gesù risorto. Significativa è l'immagine di sovrabbondanza che è tipica del Signore. Alla sua scuola impariamo a essere tutti sovrab¬bondanti.
L'icona che presenta i nuovi orientamenti mostra una mano che unge un piede. Non è raffigurato nessun volto, perché tutti noi siamo rappresentati in quel gesto. C'è una goccia di olio che scende. È un atti¬mo  colto  come  eterno. Ogni dono  che  si fa all'Altro  ha il  sapore dell'eternità. E poi ci sono tre vasetti di profumo di nardo. Contengono il logo del sinodo dei giovani; l'immagine di una parrocchia con una strada che si apre al mondo e che rimanda al rinnovo degli organismi di comunione; infine un cerchio di ragazzi fa intuire il quarto tempo del cammino di iniziazione cristiana. I tre vasetti di nardo diventano tre "esercizi di fraternità" a cui è chiamata la nostra chiesa di Padova».

 
 
 
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