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Notizie_Storia

Chiesa Rozzampia

Orario Sante Messe Rozzampia

ORARIO SANTE MESSE A ROZZAMPIA:
PREFESTIVE: sabato ore 19.15 -
Festive:domenica ore 8.45 e ore 11.00.
ORARIO
Sante Messe feriali nel mese di ottobre
Nella chiesa parrocchiale di Rozzampia saranno celebrate lunedì alle ore 8.30; Giovedì ore 8.30;venerdì alle ore 19.00.

Parrocchia: Via Rozzampia 66, Thiene

Parroco: Don MassimoToniolo
Mail:donmassimotoniolo@gmail.com    
Tel. 044387130 -
Mail parrocchia: parrocchiarozzampia@gmail.com
Referenti giornale parrocchiale :
Costanza Marcante e Mario Barbieri

Storia della chiesa di Rozzampia
opera del prof. Luigi Salbego

La Verlata Rozzampia, l'Oratorio dei Porto
Nel 1276, Ottonello e Angelo Verla comperano da Marcio di Montemerlo la facoltà di estrarre dall'Astico, a Sarcedo, tanta acqua da formare una roggia che, attraversando la campagna di Thiene, "valesse ad esser condotta fmo a Villaverla". L'ampio corso d'acqua, "rozza ampia", che percorre tutta la contrada da nord-est a sud-ovest, diventa ben presto elemento caratterizzante del territorio attraversato che viene quindi indicato come "contrada della rozza ampia o Rozzampia".
La zona è, dal XVI secolo, proprietà dei Porto e proprio uno di loro, il Conte Antonio Porto, marito della Contessa Margherita Caldogno, fa costruire, nel mezzo della sua campagna, per comodità dei contadini che la lavorano, una piccola chiesetta dedicata alla Beata Vergine della Neve. Il minuscolo oratorio viene inaugurato nel 1604. A benedire l'edifìcio e la pala della Vergine della Neve in esso conservata e a celebrare poi la messa è l'Arciprete di Thiene, Monsignor Settimio Marchesini.













Chiesetta antica

Le sorelle Porto, il Monastero della Dimesse, la Cappellania
Alla morte dei Conti Porto, le loro sei fìglie, Anna, Luciana, Diana, Isabella, Vittoria, Calidonia, fattesi suore Dimesse, costruiscono il loro monastero accanto al piccolo oratorio di Rozzampia e vivono dei frutti di 290 campi circostanti la chiesetta, ereditati dai genitori. Nel 1646, le sorelle Porto ampliano l'oratorio, dotandolo del presbiterio e dell'altare maggiore. Negli anni successivi, ne fanno una Cappellania, riservando al sacerdote che si impegnasse a celebrare in quel luogo un salario annuo, circa due campi di benefìcio e una casa (l'attuale asilo).
Morte le sorelle Porto, le loro proprietà passano all'Istituto della Dimesse che mantiene in vita, per tutto il '600 e il '700, la Cappellania, assumendosene gli oneri, come testimoniano le relazioni riguardanti le visite pastorali succedutesi negli anni.
Due di tali visite pastorali risultano di particolare interesse: quelle svolte dal Cardinale Gregorio Barbarigo, Vescovo di Padova, venuto a visitare "l'oratorio campestre di Santa Maria della Neve" nel 1668 e nel 1675. Nella prima visita, egli annota che nella chiesetta ben tenuta e ben conservata, è presente "un unico altare non consacrato"; nella visita successiva, invece, riferisce, oltre al maggiore, di un secondo "altare del Crocifìsso, appena realizzato", all'interno di una chiesetta il cui aspetto nitido e armonioso testimonia la pietà e la devozione dei fedeli.
Decreti di soppressione del 1810 e fine della Cappellania
La situazione muta del tutto nel 1810: con la soppressione degli Ordini religiosi dovuta alle leggi napoleoniche, scompare l'Ordine delle Dimesse e i loro beni passano al demanio. La stessa Cappellania e i beni ad essa legati vengono confiscati; la chiesetta di Rozzampia viene lasciata nel più completo abbandono: non vi è più custodito il SS. Sacramento e il servizio religioso è pressoché inesistente.

Ricostituzione della Cappellania: Don Giovanni Pasqualotto cappellano e maestro

Al termine di intricate vicende, la chiesa della Madonna della Neve di Rozzampia diventa proprietà della Congregazione di Carità di Thiene che ne concede l'uso alla popolazione; anche la Cappellania viene ricostituita e, nel 1876, è assegnata a Don Giovanni Pasqualotto che giunge a Rozzampia per svolgervi la mansione di curato alle dipendenze dell'Arciprete di Thiene, ma anche per occupare il posto di maestro nelle scuole comunali. A Rozzampia la vita religiosa rifiorisce e la stessa popolazione, in pochi anni, raddoppia. La chiesa ormai è troppo piccola, tanto che nel 1907 si aggiunge all'edifìcio una nuova sacrestia, nel 1908 si prolunga di 4 metri l'intera costruzione e, nel 1913, al suo interno viene eretto un nuovo altare (il terzo) in onore di S. Giuseppe. La Cappellania ormai assume sempre più l'aspetto di una Curazia, anche se l'erezione ufficiale è ancora lontana.
Un passo importante in tale direzione si compie col decreto, del 10 dicembre 1924, del Vescovo Dalla Costa: "Nella Chiesa di Rozzampia si eriga il Fonte Battesimale e vi si tenga il registro dei Battezzati, inviando ad ogni semestre copia degli Atti di Battesimo alla Parrocchiale". Il decreto dispone inoltre che il cappellano-curato celebri due messe nei giorni festivi e di precetto; gli ordina ancora di insegnare la Dottrina cristiana ai piccoli e il Catechismo agli adulti; di istruire i bambini per i Sacramenti e di istituire le Pie unioni e Associazioni cattoliche; di assistere i malati, benedire le case, compilare e conservare lo stato d'anime; infine il decreto definisce il territorio entro cui il sacerdote di Rozzampia deve esercitare il suo ministero, sia pure ancora in dipendenza dall'Arciprete di Thiene.



Ritiro di Don Giovanni Pasqualotto, Don Giovanni Ferronato nuovo curato
Nel 1930, Don Giovanni Pasqualotto, dopo 54 anni di ministero
sacerdotale e 48 di insegnamento a Rozzampia, si ritira a Thiene
(vi morirà il 18 aprile 1933).
Arriva a Rozzampia Don Giovanni Ferronato, dal 3 agosto nuovo
curato. Nato nel 1899 ad Araras in Brasile, è prete dal 1924 e
proviene dal Collegio Vescovile di Este di cui è stato amministratore.
Qualche giorno dopo, il 20 agosto 1930, negli atti della Visita
Pastorale il Vescovo Dalla Costa scrive: "Rozzampia è una borgata
di gente agricola con famiglie anche benestanti, di carattere religioso,
ma che finora hanno avuto una cura spirituale limitata, per mezzo
di un Sacerdote che risiedeva a Rozzampia in qualità di Maestro
Comunale senza le vere mansioni di curato. Ora si è potuto
assegnare a Rozzampia un Sacerdote (D. Giovanni Ferronato)
esclusivamente per la cura d'anime e si provvederà quanto prima
alla erezione di una vera Curazia, il che porterà certo dei buoni frutti.
È necessario però che la popolazione si accinga a fabbricare la Chiesa
nuova, essendo la vecchia insufficiente... il Vescovo benedice di cuore
alla nascente Curazia".

Progettazione e fondazioni della chiesa nuova, demolizione della chiesa vecchia
Al suo arrivo a Rozzampia, Don Giovanni Ferronato trova che il progetto per la costruzione della nuova chiesa è già stato approvato: è stato scelto (preferendolo a quello presentato dall'ingegnere G. Pasqualotto) il progetto dell'architetto V. Bonato di Schio. Nel settembre, il Vescovo Dalla Costa compie la posa della prima pietra del nuovo tempio. Iniziano quindi le fondazioni (impresa G. Rigo di Thiene). Nell'aprile del 1931, si iniziano i lavori di demolizione della vecchia chiesa e il SS. Sacramento viene portato in una stanza della canonica (l'asilo attuale) nella quale, in seguito, si svolge anche il servizio religioso. La vecchia chiesa, che ora viene demolita, misura m. 11 x 4,30 ed è di stile baroccheggiante. Possiede tré altari: il maggiore, con la pala della Madonna della Neve; quello del Crocifìsso; quello di San Giuseppe. La pala della Madonna della Neve è una riproduzione ingentilita della vecchia icona della Vergine di stile bizantino che si trova in S. Maria Maggiore a Roma. Il cimelio attorno al collo della Vergine reca la scritta "A. Vivarinus". Sembra però che non si tratti di un dipinto autentico di Alvise Vivarini, ma di una copia. L'altare del Crocifìsso presenta, dentro una nicchia, il grande Crocifìsso ligneo del 1672. Sul fondale della nicchia c'è un affresco che rappresenta i santi Lucia, Caterina d'Alessandria, Stefano e Valentino. Nella demolizione, questo affresco va perduto. Il terzo altare, quello di San Giuseppe, risale al 1913. Sempre nella chiesa vecchia sono presenti due tele dei santi Romualdo e Margherita, ora conservate nella chiesa nuova.

















demolizione chiesa antica

Costruzione e inaugurazione della chiesa nuova
Il lavoro di costruzione della nuova chiesa è affidato alla ditta E. Lorandi di Villaverla che lo porta a termine in pochi mesi. All'inizio di novembre, la costruzione della nuova chiesa è terminata; essa è stata realizzata praticamente in sette mesi. Lo sforzo che Rozzampia ha sostenuto per la costruzione è stato ingentissimo; la popolazione ha risposto con uno slancio concorde e generoso, sottoscrivendo oltre 45.000 lire dell'epoca; molti fedeli, poi, hanno prestato trasporti e manodopera gratuiti; offerte cospicue sono giunte anche dal Vescovo e dal comune di Thiene; il debito contratto è comunque rilevante, tanto che la costruzione del nuovo campanile si ferma ad un'altezza di 20 m. per mancanza di fondi (sarà ripresa e completata qualche anno dopo). L'8 novembre la nuova chiesa viene benedetta dal Vicario generale Monsignor Primo Carmignotto e, nel pomeriggio dello stesso giorno, il Vescovo di Padova Monsignor Dalla Costa porta il SS. Sacramento dalla canonica, dove si trovava, al nuovo tempio.













Chiesa nuova in costruzione























Chiesa nuova

La nuova chiesa
La nuova chiesa (che misura m. 30 x 16) è una bella costruzione di stile romanico-lombardo. Il corpo dell'edificio posa su 4 colonne in pietra viva; la visuale è così aperta che sfugge all'occhio la divisione delle navate e sembra di trovarsi in un ambiente unico. In testa alle due navate minori è stato creato il posto per i due altari laterali; l'altare maggiore trova posto nel presbiterio, sopraelevato di cinque gradini rispetto al pavimento delle navate.
A sinistra è situata la sacrestia, sopra la quale è collocata la cantoria con l'organo. Sotto il presbiterio si estende una vasta cripta cui si accede dalle navate laterali (in seguito questi accessi vengono chiusi, sostituiti da una scaletta ripida che parte dalla sacrestia).
La facciata, orientata a est, presenta un portale sormontato dal caratteristico rosone; due porte minori si aprono sui lati nord e sud. Il coperto interno è a capriata, la zoccolatura a mattone a vista. Al momento dell'inaugurazione, la chiesa presenta due altari portatili, uno nel presbiterio, l'altro nella cripta. Nell'abside, ancora priva di affreschi, c'è la pala della Madonna della Neve.


















Madonna della Neve

Rozzampia Curazia autonoma: organizzazione spirituale della comunità
II curato Don Giovanni Ferronato, contemporaneamente ai lavori per il nuovo tempio, inizia l'opera di organizzazione spirituale della popolazione, orientandola e affezionandola alla propria chiesa. Riordina la dottrina cristiana, rianima le preesistenti congregazioni religiose del terz'ordine e delle Figlie di Maria, fa sorgere le associazioni di Azione Cattolica, crea la Schola Cantorum maschile e femminile. Il decreto vescovile del 10 febbraio 1932 che eleva Rozzampia a Curazia autonoma, trova una frazione che vive intensamente la propria vita cristiana, è affezionata alla propria chiesa e corrisponde con generosità alle cure del proprio sacerdote.
Acquisto dell’organo Serassi
Nel 1935, nonostante gli ingenti debiti derivanti dalla recente costruzione della chiesa e dalle ulteriori spese che il completamento della stessa comporta, la Curazia di Rozzampia acquista dalla parrocchia di S. Croce ai Carmini di Vicenza un organo della ditta Serassi di Bergamo. Lo strumento, pagato 1500 lire, viene collaudato dal maestro  Arnaldi,   insegnante  alla  Scuola Ceciliana di Vicenza.

L'organo Serassi, nella Chiesa Parrocchiale di Rozzampia: nel 2008 ha la sua nuova e definitiva sistemazione nella nuova cantoria


Prima visita pastorale del Vescovo Agostini
II 2 gennaio 1936, il Vescovo di Padova Monsignor Carlo Agostini,
compiendo la sua prima Visita pastorale a Rozzampia, prende atto dei
grandi progressi compiuti dalla Curazia, sia sul piano spirituale che su
quello materiale; sottolinea” l’ammirabile slancio, accompagnato da
gravi sacrifìci, con cui una popolazione di poco più di 600 anime
guidata dallo zelante curato, fece sorgere una chiesa nuova, capace
e decorosa". Fa comunque notare che mancano ancora tante cose
all'internoo per ordinarla e completarla: altari, battistero, confessionali.
Il  Vescovo si dice certo che il popolo di Rozzampia saprà non solo provvedere con la consueta generosità a realizzare tutti questi impegni,
ma che p
renderà anche in considerazione l'opportunità di "provvedere una
canonica nuova vicino alla chiesa", essendo la vecchia troppo distante
e priva dei locali necessari per la dottrina e le associazioni.

Partenza di Don Ferronato e arrivo di Don Carraretto
Al momento della Visita pastorale, Don Giovanni Ferronato ha già in tasca la nomina a Parroco di Brugine. Il 12 gennaio, dunque, egli lascia la Curazia di Rozzampia nella quale è rimasto poco più di 5 anni. A sostituirlo, venerdì 17 gennaio giunge, "in stretto incognito", il nuovo curato Don Dionisio Carraretto che, domenica 19 gennaio, prende ufficialmente possesso della Curazia la quale organizza, dopo i Vespri, una piccola accademia in suo onore.
Il nuovo sacerdote, nativo di Casalserugo (PD), ha 44 anni. Ordinato prete a Fabriano, nelle Marche, è stato poi prefetto, vicerettore, amministratore nel Seminario di Padova e, dopo un periodo trascorso a Brugine come economo spirituale, ha avuto nei primi giorni del 1936 la nomina a curato di Rozzampia.
Completamento del campanile e altre realizzazioni
A febbraio del 1936, il nuovo curato raduna i capifamiglia e propone di completare il campanile. Dei 47 convocati, 44 sono d'accordo, 3 no. Anche questi, alla fine, accettano la decisione della maggioranza: "Tutti si impegnano a versare sui dividendi del latte un centesimo per litro fino al completo pagamento, senza per questo venire meno alle abituali questue". A giugno iniziano i lavori e tutti, con gioia, li vedono proseguire spediti, nonostante ci siano ancora lire 88.000 di debito della nuova chiesa da saldare.
Il 20 settembre, il campanile viene inaugurato. Da questo momento i lavori si susseguono senza sosta. Nell'arco di qualche anno, si completa e intonaca la cripta e vi si inaugura la cappellina dell'Addolorata; viene sistemata e arredata la sacrestia e si acquistano gli arredi sacri indispensabili al culto; viene inaugurato l'altare maggiore (disegno dell'arch. Bonato), intonacato e pavimentato il presbiterio, realizzate balaustre e gradinata; il pittore Galliano Miglioraro affresca l'abside, nella quale trova adeguata e definitiva sistemazione la pala della Madonna della Neve.


























Completamento campanile

Seconda visita pastorale del Vescovo Agostini
Quando, nel settembre 1942, il vescovo Monsignor Carlo Agostini arriva per la seconda visita pastorale, trova una Rozzampia di 833 abitanti, divisi in 110 famiglie, quasi tutte dedite all'agricoltura. Nella relazione preparatoria alla visita, il curato scrive: "La Curazia è sana, moralmente affezionata al suo sacerdote". E aggiunge: "Il curato, oltre a provvedere alle necessità spirituali dei suoi fedeli, è chiamato spesso a farsi carico anche dei loro bisogni materiali, raccomandandoli alle autorità civili che tengono in gran conto la parola del curato". Il sacerdote comunica ancora che la Curazia dispone ora del terreno necessario per costruire, vicino alla chiesa, la nuova canonica, costruzione che sarà realizzata appena possibile. Il curato si augura, infine, che "la curazia venga elevata a Parrocchia, tra non molto, avendo la Sig." Federica Benetti in Bertolini provveduto alla quasi totalità del beneficio". La richiesta del curato sarà poi ribadita, nel novembre dello stesso anno, da una petizione inviata al vescovo dai capifamiglia.

La Curazia diventa Parrocchia: nuovi lavori
Nel marzo 1943, mentre i parrocchiani decidono i lavori da affrontare per completare la chiesa, giunge la comunicazione che la curazia è stata elevata a parrocchia. Don Dionisio sostiene e supera il concorso per la nomina a parroco e diventa il primo parroco della neonata parrocchia di Rozzampia. Il suo insediamento ufficiale avviene il 23 maggio e il popolo tutto partecipa all'evento con vero entusiasmo. Nel frattempo, i lavori nella chiesa procedono in modo febbrile: entro aprile, vengono completati i due altari laterali, il battistero, il pavimento di marmo della chiesa, il rosone e la lunetta. Tra luglio e ottobre, vengono affrescati, da Galliano e Armando Miglioraro, gli altari laterali, la parete dietro il battistero e quella sopra il confessionale. Nel 1944-1945, i lavori rallentano, poi cessano del tutto a causa della guerra: è diventato praticamente impossibile procurarsi i materiali e gli operai. Passa allo stesso modo anche il 1946: i materiali costano moltissimo e si pensa di aspettare tempi migliori.

La nuova canonica, trasformazione della vecchia canonica, restauro dell'organo
Nel maggio del 1947, si rompono gli indugi e si decide di costruire la nuova canonica. Dopo lo sterro, per il quale si presta a turno gratuitamente la popolazione, la costruzione, su disegno dell'arch. Bonato, è affidata alla ditta A. Franzan.
Completata nel 1950 la nuova canonica, si comincia a trasformare la vecchia per farne l'asilo per i bambini e la sede delle associazioni femminili, con le aule per l'insegnamento del catechismo.
Tra l'ottobre e il dicembre del 1952, viene restaurato l'organo Serassi, acquistato nel 1935 e ridotto ormai in condizioni molto precarie. Se ne incarica la ditta R. Guerini di Bassano. L'inaugurazione dello strumento avviene il 14 dicembre, con un concerto del maestro Don Pietro Bernardi. Si deve qui aggiungere che questo restauro, e più ancora il successivo del 1957, pur risolvendo momentaneamente alcuni inconvenienti accusati dallo strumento, ne snatura però profondamente le caratteristiche originarie. Solo il restauro eseguito dalla ditta Mascioni, tra il 2007 e il 2008, restituisce allo strumento l'originario splendore timbrico.















Nuova canonica

Apertura del nuovo Asilo Infantile, inaugurazione delle campane
Nel corso del 1954, la trasformazione della vecchia canonica in asilo infantile si conclude. D 30 settembre, l'asilo infantile si apre ufficialmente con 30 bambini, sotto la guida della maestra Brigida Dalla Stella, coadiuvata dall'altra maestra di scuola materna Colomba Salbego e dall'assistenze Sabina Penanti.
Il 30 ottobre del 1955, è di nuovo festa in parrocchia: a sostituire le due vecchie campanelle appartenute alla chiesa vecchia e collocate provvisoriamente sul campanile della nuova nel 1936, vengono inaugurate tré grosse campane, adeguate al campanile, provenienti da Lestizza (UD). Un concerto bandistico, giochi popolari, pesca di benefìcienza e corse ciclistiche contribuiscono a rendere indimenticabile la giornata.

Anni 1957-1958
II 1957 non fa registrare particolari avvenimenti; degna di nota solo l'inaugurazione della lapide ai caduti, posta "momentaneamente" (!) sulla facciata dell'asilo.
Nel 1958, in ottobre, due avvenimenti di portata ecclesiale scuotono, grazie a radio e tv, anche la nostra frazione: muore Pio XII e viene eletto papa Giovanni XXIII.

Seconda visita pastorale del Vescovo Bortignon

II 10 marzo 1959, il Vescovo Monsignor Girolamo Bortignon compie la sua seconda visita pastorale a Rozzampia. Egli trova bene organizzata  la  parrocchia,   "disponibili  a collaborare alle iniziative del parroco i fedeli" di cui rileva anche "la generosità materiale a vantaggio del decoro e della funzionalità dell'edilizia   parrocchiale",   in   particolare dell'asilo, a dirigere il quale si ripropone di chiamare presto le suore.




















Nuovo Asilo per l'infanzia

Anni 1960-1963
Gli anni compresi tra il 1960 e il 1963 non fanno registrare avvenimenti di particolare rilevanza per la parrocchia. Il Libro Cronistorico ricorda le SS. Missioni, svoltesi tra il 5 e il 13 marzo; le nuove "vetrate a rulli alla veneziana", realizzate per la chiesa dalla ditta Caron; la benedizione della nuova statua della Madonna, il 15 maggio. Nel 1961, il Libro Cronistorico registra la benedizione e la consegna del gagliardetto al locale gruppo della Sezione Alpini. Nel 1962, è riportata la notizia dell'improvviso crollo del soffitto dell'aula della quarta elementare. "Per un puro caso non si ebbero dei morti, solo qualche ferito", annota il parroco. Nei giorni seguenti, vengono cedute alla scuola elementare cinque aule dell'asilo infantile, per permettere il proseguimento delle lezioni. Nel dicembre del 1962, viene inaugurato anche l'impianto di riscaldamento della canonica e si costruiscono mura e ringhiere attorno all'edificio. Sempre nello stesso anno, nella canonica viene installato il telefono. Nel 1963, a fine gennaio e con 70 giorni di ritardo sulla data promessa, anche la chiesa ha finalmente il suo impianto di riscaldamento "con soddisfazione di tutti". Nel giugno dello stesso anno, muore papa Giovanni XXIII e viene eletto papa Paolo VI. Il televisore del parroco permette di seguire quest'ultimo avvenimento a parte degli scolari, ai bambini dell'asilo e a diversi parrocchiani "precipitatisi in canonica" alla notizia della fumata bianca.
"

Morte del parroco e del sacrestano
A poco più di un anno dalla consacrazione della chiesa, il 26 novembre 1964, mentre sta per scendere dalla camera e recarsi in chiesa per la celebrazione della messa, don Dionisio ha un malore. D medico, subito chiamato, gli diagnostica una embolia cerebrale e ne dispone l'immediato ricovero in ospedale. D sacerdote sopravvive alcuni giorni, assistito ininterrottamente dai parrocchiani, che si alternano al suo capezzale. Muore il 1° dicembre, dopo 28 anni di ministero a Rozzampia. Il suo funerale, celebrato dall'arciprete di Thiene Mons. Bogoni, vede la partecipazione massiccia non solo dei parrocchiani, ma anche di tanti estimatori. La sua salma viene sepolta nel cimitero di Thiene, nella tomba dei sacerdoti.
A un mese circa dalla morte del parroco, il 5 gennaio del 1965, muore, a 55 anni, il sacrestano Agostino Cattelan, per tanti anni fedele servitore del parroco e della comunità di Rozzampia.
Don Dionisio e, per certi versi, anche Agostino Cattelan, due figure che, nell'immaginario collettivo della comunità risultano inseparabili, con la loro scomparsa chiudono davvero un'epoca. Della successiva, forse, si potrà parlare un'altra volta.

"Già da tempo - scrive il parroco nel Libro Cronistorico - parlavo con i fedeli di consacrare la Chiesa. La decisione venne dopo l'installazione dell'impianto di riscaldamento. I lavori grossi son finiti, mi son detto. La consacrazione della Chiesa è il giusto coronamento dell'opera".
La cerimonia si svolse 1'8 settembre ed è presieduta dal vescovo Bortignon che amministra anche la cresima a 14 bambini,  nel corso di una celebrazione che dura non meno di due ore e mezzo. Commentando l'avvenimento, "La Difesa del Popolo" (8 settembre 1963) scrive: "II traguardo odierno offre motivo di plauso all'operosità del parroco e di lode alla fattiva cooperazione della popolazione ed alla generosità di tanti benefattori". E "L'Avvenire d'Italia" (6 settembre 1963), sottolineando le tante opere realizzate in un tempo relativamente breve, commenta: "Lavori che, bisogna riconoscerlo, accanto alla alacrità del parroco, hanno trovato, fin dal primo avvio, sempre la popolazione concorde e generosa, desiderosa di vedere il proprio paese sempre più bello e la Casa del Signore più accogliente e decorosa".
A ricordo dell'avvenuta consacrazione, viene posta, all'interno della chiesa, una lapide il cui testo latino è composto dal Prof. Don Giovanni Rossin, parroco del Santo. Eccone la traduzione: "Questo tempio, dedicato a Dio Ottimo Massimo e alla Beata Maria Vergine della Neve, felicemente iniziato dal Curato Giovanni Ferronato nel 1931 fu ultimato e arricchito da Dionisio Carraretto primo Parroco. Il Vescovo di Padova, Girolamo Bartolomeo Bortignon, lo consacrò solennemente il 7 settembre 1963, mentre si apprestava a ripartire per il Concilio Ecumenico Vaticano".

















Consacrazione nuova chiesa

E per finire...
Una piccola frazione, costituita prevalentemente da contadini, riesce, nel giro di pochi decenni, a darsi tutte le strutture di cui ha bisogno una comunità di credenti e a trasformarsi da cappellania dimenticata in parrocchia vivace e intraprendente, cosciente della propria identità, animata, all'interno e verso l'esterno, da fattiva solidarietà.
Questo, e molto di più, è la Rozzampia di cui si è parlato. Viene da chiedersi se, al di là dei mutamenti profondi che ha vissuto in questi anni e che la rendono, per tanti aspetti, sideralmente lontana dalla Rozzampia raccontata, la comunità odierna abbia mantenuta viva la coscienza della propria identità e appartenenza, la capacità di sacrificarsi per il bene comune, la solidarietà verso i più deboli. ...
prof. Luigi Salbego

 
don Massimo
 
 
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