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Origine miracolosa

Chiesa Santo

Chiesa di Santo di Thiene

Santo di Thiene è la frazione che si incontra, partendo da Thiene e andando verso Vicenza. Fertile zona di pianura, circondata da monti, che nelle limpide giornate di sole, formano una corona: il Carega, il Pasubio, il Novegno, il Summano, il monte Corno e in lontananza il monte Grappa. Questa frazione di Thiene, ha un’origine molto antica. Qualcuno la ritiene prodigiosa. Questo perché,  facendo riferimento ai “Frammenti di cronaca vicentina” di Conforto  da Costozza, notaio vicentino, uno dei più riguardevoli uomini di Vicenza, che scrisse un codice, nella seconda metà del secolo XIV (1371-1387), che si conserva  nella biblioteca Bertoliana di Vicenza, riprodotto dal Muratori nel Tomo XIII dei “ Rerum Italicarum Scriptores”, all’anno 1382, dà relazione del seguente avvenimento:  “Dum quidam iuvenis de Cartrano, di VII augusti, veniret Vincentiam et esset in partem de Tienis cum suo plaustro ponderato, ultra prata de Tienis, perpendens suam tunicam amisisse, descendit improvvise de plaustro et rediens, ea inventa, dum rediret ad plaustrum suum prospiciens in terram vidit quondam  hostiam, qua acepta et fracta volens  ex  ea comedere, dicitur ex ipsa sanguinem vivo scaturisse. Ipse enim hoc affirmat et quidam qui supervenerunt  similiter”
“ Venendo ai 7 di agosto del 1382,  un giovinetto di Caltrano verso Vicenza, presso i prati di Thiene, accortosi di aver perduto la giubba, scese dal carro carico, e mentre trovatala facea ritorno al suo veicolo, vide una particola in terra. Ricoltala e spezzata, volendo trangugiarla, si dice abbia mandato vivo sangue: lui stesso e molti altri sopraggiunti lì, affermarono. Non parlo dei miracoli, che si dicono avvenuti di poi, perché c’è chi li crede e chi no; ma a ricordo sul luogo fu eretta una chiesa intitolata al Santissimo Sacramento”
( traduzione di mons. Domenico Bortolan, bibliotecario della Bertoliana. 1885)
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Questa chiesa del Santo viene menzionata  anche dal Padre Francesco Barbarano de Mironi, o Francesco da Vicenza (Vicenza, 1596 – Vicenza, 1656),che  è stato un religioso e storico italiano, cittadino della Repubblica di Venezia, predicatore Cappuccino della Provincia di San Antonio, che nel libro 6 della “ Historia ecclesiastica della città, territorio e diocesi di Vicenza” descrive l’origine della chiesa  in questo altro  modo, completamente diverso rispetto a quello di Conforto da Custoza, attribuendola a un nobile componente la famiglia dei “Della Scala” signori di Verona; La famiglia Della Scala, anche detta Degli Scaligeri, fu una ricca e potente dinastia che governò sulla città di Verona e gran parte del Veneto per centoventicinque anni, ininterrottamente dal 1262 sino al 1387.
“ Cavalcando uno dei Signori della Scala ( che longo tempo furono Padroni di questa città, come si dirà negli annali) da Thiene a Vicenza  con molti servitori, vide fra le spine un meraviglioso splendor, e al medesimo tempo tutti li cavalli piegarono le ginocchia. Stupiti di tal cosa fu cercato tra le dette spine dove si trovò un’ Hostia, quale si dallo splendore, come dalla genuflessione de’ Cavalli fu giudicata consacrata, per il che fu presa, decentemente collocata, et in quello stesso luogo fabbricata una chiesa, una pilastrata della porta maggiore della quale è la scala solita impresa de Scaligeri, e nell’altra l’Hostia, ma con questa differenza, che la scala è intagliata dentro nella pietra viva; ma l’Hostia è lasciata di rilievo della stessa pietra dalla quale porge fuori spicatamente. Et io l’ho veduta moltissime volte. Con ogni possibile diligenza  ho cercato nelle scritture di Thiene per trovar di ciò qualche memoria, solo trovo che del mille trecento quaranta sei Frignan figliolo di Mastin dalla Scala possedeva la decima di Thiene datali dal vescovo di Padova, l’anno mille trecento trenta sei. Onde può esser, che ad esso avvenisse il sopradetto caso. La chiesa si nomina Sant’Antonio da Padoa, et è della comunità di Thiene, come si dirà più pienamente nel sesto libro (Storia Ecc.di Vic. libro 1 pag 187 e 188) Parla più diffusamente il P. Barbarano nel sesto  libro della sua storia ecclesiastica di Vicenza alle pagine 103 e 104 e scrive: “L’altra chiesa da descrivere è intitolata a s. Antonio da Padova, sebbene comunemente si dice il Santo, ed è nella strada maestra da Thiene a Vicenza, poco lontano da Villa Verla. Per tradizione si dice che fosse fabbricata con tale occasione, come anco si disse nel mio primo libro…. Uno de’ Scaligeri( quali molto tempo signoreggiarono Vicenza, e Vicentino) cavalcava con molti altri da Thiene alla città, e giunto dove hora è la Chiesa, vide fra le spine un meraviglioso splendore, e allo stesso tempo il suo Cavallo piegò le ginocchia, il che medesimamente fecero tutti gli altri. Meravigliato di tale cosa, fece cercare tra le spine, dove fu trovata un’Ostia, onde si dal splendore, come dalla genuflessione di quelle bestie fu stimata consacrata, perilchè riverentemente pigliata, ed in luogo decente fu collocata, ed in memoria del seguito, fece detto Scaligero fabbricare una chiesa, ed in una pilastrata  della Porta maggiore, qual è tutta di pietra viva, durissima fece scolpire un’Ostia col crocifisso in mezzo, rilevato fuori d’altra pietra, che tutta si vede, e nell’altra pilastrata una scala non di rilievo, come l’Ostia, ma intagliata nel sasso. E fu intitolata san Antonio in memoria della mula, che per ordine del Santo lasciata la biada, benché fosse digiuna di tre giorni, andò ad adorare il ss. Sacramento, come nella sua vita si legge. Di ciò non ho trovato alcuna scrittura, benché diligentemente da me cercata; ho però veduto l’Ostia, e la scala predetta moltissime volte, onde mi do a credere che la dotta tradizione sia verissima, e nelle scritture della Comunità di Thiene ho trovato,  che del 1346, Frignan Figliuolo di Mastin della Scala riscuoteva la decima di Thiene, la quale a Scaligeri fu data dal vescovo di Padova del 1335,  onde può essere, che al detto Frignan ciò avvenisse. Andato a posta nella Chiesa per vedere, se della sua edificazione trovavo qualche memoria, solamente ho trovato sopra la spalla sinistra  dell’immagine di s. Paolo, dipinta nel muro, in lettere Longobarde queste parole: PLMra fuit Joseph germenste in Sacerd. Ind. Bergasmasego… tosco.
Credo, che la prima parola voglia dire Pictor. Queste pitture furono fatte innanzi l’anno 1428, essendo in esse molte memorie intagliate nella calcina sopra le medesime figure; onde si vede, che quelle sono state fatte dopo, che fu la Chiesa imbiancata del 1618. e con tale occasione cancellate altre figure d’essa.
In quell’epoca Thiene dipendeva dagli Scaligeri, come tutto il vicentino( 1312-1387)
Il Barbarano dice di aver trovato nelle scritture di Thiene che nell’anno 1336 il Vescovo di Padova Ildebrandino diede la decima di Thiene a Frignano, figlio di Mastino della Scala, il quale la possedeva nel 1346. Questi  mandò a governare Thiene due rettori, Ubertino dei Pegolotti e Nicolò Macchiavelli, capitano di Thiene per Antonio della Scala. Era quindi naturale che il fatto che si svolse esattamente all’epoca di questo ultimo capitano, portasse il sigillo di chi governava: i della Scala.

 
 
 

Secondo la tradizione popolare ci sono altre versioni descritte da fratel  Aldo Benetti.
Una tramanda  che la particola fosse stata abbandonata dai ladri che in quel periodo facevano razzie di oggetti sacri nelle chiese.
Il Rando  ( Francesco Rando- Sulle rive dell’Astico) racconta il fatto in modo diverso dagli altri, come lo tramandarono i cittadini di Caltrano. Un certo indemoniato chiamato “ Lingua di fuoco” aveva portato via da un tabernacolo un’Ostia consacrata, perdendola, quando era diretto a Thiene per una profanazione con altri compagni. Quell’Ostia che egli perse fu ritrovata dal giovane di Caltrano, e alla vista di questo miracolo “lingua di fuoco “ si convertì e finì sul monte Rua, che è un alto colle di Teolo, vicino a Padova, a fare penitenza.
Si ama anche seguire una tradizione locale che racconta di un cappellano di Thiene che ritornava dalla campagna con la pisside, dopo aver portato la comunione ad alcuni ammalati (infieriva nella zona il contagio). Ad un tratto si sollevò un furioso temporale. Il sacerdote, scavalcando un fosso con siepe, inciampò e rovesciò il sacro ciborio. Raccolse le particole in fretta, ma una fu portata via dal vento: il sacerdote non se ne avvide e continuò il suo cammino.
Ci devono essere stati dei prodigi, qualunque sia stata la provenienza della particola, se nel giro di poco tempo venne edificata una chiesa in un luogo disabitato e boschivo, chiesa di maggiori proporzioni di quella di San Vincenzo a Thiene (1333) e di San Simeone a Villaverla (esistente nel  1297).

In un catastico ( registro notarile)del 29 dicembre 1431, la località, in cui sorse la chiesetta , viene definita “ora Sanctis sive Buscheti”, aveva preso questo nome da “ecclesia Sancti” ed in un inventario del 1461 si trova scritto “ecclesia de Sancto sive Corporis Christi” ; si incominciò,  in questo modo ad utilizzare le due denominazioni. La parola “Santo”, precisa Don Angelo Ziliotto, primo curato del Santo,  in un suo studio presentato al Cav. Rossi di Thiene, fu la logica  abbreviazione di “Santissimo Sacramento”, parola che assume un significato religioso. La devozione di San Antonio, sotto il titolo del Santo comincia ad apparire nel 1488, come si rileva dalla visita pastorale del Vescovo  Barozzi di Padova, il 2 novembre 1488. In  seguito i vescovi  accennano alla doppia dicitura, come attualmente si intendono i due titoli, con reale doppio significato. Nel 1602 il vescovo Marco Corner ordina che da allora  e in seguito, questa chiesa del Santo, fosse chiamata sotto il titolo di San Antonio di Padova.
Scrive ancora il  Benetti che per il rispetto della prima denominazione: “Santissimo Sacramento” si adottò il titolo di “Santo”. Ma  di “Santo” senza nome a Padova e nel mondo non vi è che san Antonio, per cui il prodigio del SS.mo Sacramento, raccontato dalle tradizioni, ha una certa analogia col miracolo della mula di San Antonio a Rimini; lo dimostrava anche l’affresco del Thienese Costalunga (del sec. XVIII) sull’antico muro della chiesa di cui rimane una testa di San Antonio in Sagrestia( cioè il miracolo della mula).

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Subito dopo il prodigio del ritrovamento dell’Ostia, che tanto impressionò i Thienesi, fu costruita una chiesa, ( come possiamo intravvedere nel dipinto del Costalunga) lunga m 16.40 e larga m 8,70, cioè come l’attuale navata centrale. Aveva muri formati di sassi e ciottoli legati da calce. Fu dipinta prima del 1428 e mancava di pavimento fino al 1488. Fu poi dipinta di bianco nel 1618. Nel 1958, durante la demolizione degli archi all’interno, fu rinvenuto un affresco che si trovava sotto la lesena verso la stalla della canonica, che era attaccata alla chiesa stessa,  che rappresenta la Madonna con il Bambino, che ora è posto sopra la porta principale, all’interno della chiesa. Lo Ziliotto a tal proposito dice: “sta una pittura contornata a grafite, rappresentante un’immagine della B.V.Maria a tre colori, di grandezza naturale, pittura che certamente risale al secolo XV, verso il 1410, e può darci un’idea  del genere di pittura della quale era ornata la chiesa  nel principio del secolo XV, come troviamo in documenti del 1488. Il documento storico marmoreo, che si trovava al lato della porta  d’entrata- come scrive il Barbarano - e che ora sta sotto il tabernacolo, viene ad essere il cippo con l’Ostia e il calice e la scala scolpiti.

 
 
 
 
 

Don Ziliotto scrive anche a proposito dell’altare antico: “Ai lati della pilastrata od erta, spezzata, rinchiusi fra due ringhierette, si trovano due grosse lastre di pietra viva che portano tracce di quattro segni neri, indecifrabili. Tali pietre fino al 1921 giacevano alla profondità di circa m 1,50 dell’attuale pavimentazione della chiesa e proprio sotto l’iscrizione: L.V.A ( Luogo del Vecchio Altare). Esse sostenevano un ammasso di muro omogeneo formato di grossi sassi legati in calce viva, dove non ci sono mattoni. Questo muro era lungo m 1,30, largo m 0,45, alto m 1,50 e si conserva fra un’inferriata nella stanza dei quadri votivi, quale ricordo del primo altare”. Ora tutto questo ammasso è scomparso; rimangono alcune pietre vicino al cippo dell’antico altare. Il parapetto dell’altare maggiore, in stile leggermente barocco, rappresenta nel centro l’ostensorio adorato da due angeli, ritenuti della scuola del Michelangelo.

 

Questa chiesa ha inoltre tre tele : “Natività” , “Adorazione dei Magi”, “Adorazione dei Pastori”. Sono state recentemente restaurate e riportate all’antico splendore per interessamento del Parroco Don Giulio Ballan. La terza è stata  restaurata per  interessamento di un artigiano locale. Esse sono opera del pittore del XVIII secolo Costantino Pasqualotto.

 

Altre quattro tavole pittoriche sono poste in alto sotto la cupola e rappresentano i quattro evangelisti, di scuola veneziana. Sono rappresentati con la simbologia tradizionale, che fa riferimento al profeta Ezechiele e all’Apocalisse.
Il riferimento è alla SACRA QUADRIGA, il misterioso cocchio di Dio, condotto - secondo una visione del profeta Ezechiele (1,5) ripresa dall'Apocalisse - da quattro "esseri viventi" che avevano sembianza di uomo, di leone, di bove e di aquila. Gli antichi autori cristiani applicarono agli evangelisti le simboliche sembianze della profezia, riconoscendo nel Vangelo il nuovo trono di Dio.
MATTEO fu simboleggiato nell'uomo alato (o angelo), perché il suo Vangelo inizia con l'elenco degli uomini antenati di Gesù Messia; per i bambini si può fare riferimento anche all’angelo che va in sogno a Giuseppe in varie circostanza per trasmettergli la volontà di Dio (per rivelargli la natura divina del figlio atteso da Maria, per mandarlo in Egitto e salvare il Bambino da Erode, per farlo ritornare a Nazareth).
MARCO fu simboleggiato nel leone, perché il suo Vangelo comincia con la predicazione di Giovanni Battista nel deserto, dove c'erano anche bestie selvatiche e perché la voce di Giovanni è come un leone ruggente.  
LUCA fu simboleggiato nel bove, perché il suo Vangelo comincia con la visione di Zaccaria nel tempio, ove si sacrificavano animali come buoi e pecore; è anche il Vangelo della mansuetudine di Cristo (es. la parabola del figliuol prodigo) e il bue è notoriamente un animale mansueto.
GIOVANNI
fu simboleggiato nell'aquila, l'occhio che fissa il sole, perché il suo Vangelo si apre con la contemplazione di Gesù-Dio: "In principio era il Verbo..." (Gv 1,1). L’aquila è l’unico uccello che può fissare il sole senza accecarsi, così Giovanni ha contemplato Gesù Cristo, il Sole dell’umanità e non è rimasto accecato, anzi la sua visione è stata completa poi nell’Apocalisse.

 
 
 

Nel 1553 il vescovo F. Pisani “ concede il permesso al magnifico comune di Thiene di far celebrare quattro volte al mese la S. Messa da un eremita nella cappella del Santo, posta nel territorio di Thiene. Pare che questo eremita fosse dei Gerolimini, o di Santa Maria di Isola Vicentina, perché solo questi erano così chiamati a quel tempo nei nostri dintorni: gli altri erano chiamati Frati. Nella chiesa del Santo al tempo dello Ziliotto c’erano  anche ex voto che lui suddivide in tre gruppi:
1. gruppo grucce con alcuni quadri ex voto, dipinti in tavola ad olio, logori dal tempo, senza data
2. gruppo di schioppi con quadri ex voto, dipinti in tela e in tavola con data storica. Il primo risale  al 1677.
3. gruppo di cuori in argento.
Attualmente alcuni di questi oggetti sono riposti in canonica. Nel 1886 i thienesi, mentre c’era il colera, per tre volte fecero un pellegrinaggio al Santo con l’Arciprete Dell’Eva.
 Dietro l’altare una tela dipinta presenta tre nuclei, che forse sono di diversa origine; San Antonio del Costalunga, con sotto un altro san Antonio migliore,  Cristo che ascende in cielo e il Beato Giobbe vicino ad una pianta con i bachi da seta. Anche questa tela è stata restaurata, su interessamento di Antonio Pavan, di  Antonio Benetti e del parroco Don Massimo Toniolo nel dicembre 2017.
Don Angelo Ziliotto a questo proposito scrive:” unico nei dintorni è il tradizionale secolare concorso alla benedizione dei bachi da seta, nelle due ultime domeniche  di aprile, San Marco e nella prima domenica di Maggio. Vengono dal piano, dai colli per 20 giorni, davanti alla pala di San Antonio che contempla il Redentore, mentre addita il Beato Giobbe, e offrono olio, cera e denaro al taumaturgo”.
Il Rossi dice che il Costalunga “dipinse la tavola del Santo”; suo doveva essere anche il dipinto che si trovava sul soffitto, suo il volto di San Antonio, e la palma con i vermi, cioè i bachi da seta , accanto al santo forse un tempo san Girolamo, divenuto in seguito il Beato Giobbe.

 

Dall’archivio parrocchiale di Thiene, nella cartella “ Chiese Minori di Thiene” troviamo annotate anche le visite pastorali alle chiese minori di Thiene.
Nel 1488 si nomina la chiesa del Santo. Il Vescovo Pisani fa una visita nel 1553.
San Gregorio Barbarigo la visita l’otto settembre del 1668 “ Ego visitavi oratorium s.Antonii de Padua de iure magnifice Comunitatis tienarum”. Vi celebra la messa al Santo il sacerdote Agostino Tosino, il cappellano che celebra pure a S.Maria Maddalena di Thiene. Ancora il Barbarigo visita la chiesa il 27 giugno 1675: “Ego visitavi oratorium satis antiquum S.Antonii de Padua quod est de iure Comunitatis Tienarum”(ho visitato l’oratorio molto antico di san Antonio da Padova che è sotto la giurisdizione della comunità dei Thienesi).
Il cardinal Corner fa la sua visita il 19 novembre 1701: “ Visitavit  Ecclesiam sub invocatione X.sti Redemtoris vel scilicet ut vulgo dicitur  Sancti. De iure… ( ha visitato la chiesa dedicata a Cristo Redentore o chiamata anche dal volgo Santo).
Il Vescovo Giovanni Minotto compie la sua visita il 17 maggio 1733:” Visitavit Ecclesiam campestrem del Santo de iure comunitatis… ”.
Il Cardinal Rezzonico fa la sua visita il 29 agosto 1745: “ Visitavit Ecclesiam in campestrem sub titulo Ascensionis seu Sacti Antonii de Padua de iure comunitatis  Tienarum”.( visitò la chiesa campestre intitolata all’Ascensione o a san Antonio da Padova che dipende dalla comunità Thienese).  Il cardinale accenna all’Ascensione, forse perché la nuova pala dell’altare contiene il Cristo che sta ascendendo al cielo.
Il vescovo Nicolò Antonio Giustiniani la visita il 15 giugno 1776.
Dondi dell’Orologio: il 30 giugno1812: “ Visitavit  Ecclesiam Campestrem sub titulo Ascensionis , in vulgo “ Il Santo di Padova” della Comunità di Thiene”.
Modesto Farina: il 28 aprile 1827: “ Visitavit oratorium publicum D.Antonio Patavino, de iure comunitatis Tienarum”.
Oltre  al santuario era della comunità anche la casa adiacente alla chiesa del Santo, come dice san Gregorio Barbarigo l’otto settembre 1668: “ Visitavit …. Custoditur clavis Ecclesiae a Jacobo… commorante in domo vicina, ipsi a Comunitate concessa”  ( La chiave della chiesa viene custodita da Jacopo che abita in una casa adiacente, data a lui dalla comunità thienese).

 

Mappa tratta dal Catasto Austriaco del 1800, presente nell’Archivio di Stato di Vicenza. Il mappale è il n 21 di Thiene. Si nota la zona dove c’era l’oratorio del Santo e il grande  Palazzo di via don Ziliotto.

Cosa  avvenne dal 1900 in poi? La chiesa, già presente nei mappali dell’epoca appariva con queste forme che vediamo nel disegno , fatto da G Folladore il 17 luglio 1901 con presenti i segni per un ampliamento che poi verrà attuato nel 1914.(disegno trovato nel lascito Bonato presso la biblioteca di Schio).

 

Il Vescovo di Padova Cardinal Antonio Callegari il 15 maggio 1903 visita l’oratorio, lo trova dedicato a San Antonio, in ottimo stato e sufficientemente provveduto di quanto occorre alla celebrazione  dei Divini Misteri.

 

Dal “Liber cronicus” del Santo ( un quadernone dove i vari parroci hanno annotato  gli avvenimenti più importanti succeduti nel tempo) attingiamo parecchie informazioni che riguardano la vita della comunità nel suo formarsi. Dal “Liber Cronicus” del Duomo di Thiene abbiamo attinto  altre informazioni che riguardano le visite Pastorali dei Vescovi e i loro atti ufficiali.

Da questa annotazione di Don Angelo Ziliotto, ricaviamo alcune informazioni: durante l’autunno del 1908 fu nominato Rettore della chiesa del Santo il sacerdote novello Don Fortunato Pancrazio. Fu il primo curato e prese alloggio nel  palazzo di Paolo Spiller in corte del Santo e svolse il suo apostolato fino al 1909. Poi si succedettero molti sacerdoti provenienti dal seminario “il Barcon”
Il secondo curato fu don Erminio Vigato che insegnava anche nella Classe Terza delle elementari di Thiene e anche lui abitava in corte, nella casa di Paolo Spiller. Don Angelo Ziliotto il 5 maggio del 1910 celebrava  al Santo.
Nel 1912, il 14 novembre Don Angelo Ziliotto, insegnante nelle scuole elementari del collegio Barcon, direttore dell’Orfanatrofio maschile di Thiene,  diventa il terzo curato del Santo e nello stesso tempo insegnante nella scuola elementare della frazione. Abita inizialmente nella corte del Santo, nel palazzo Chilesotti proprietà del cav. Paolo Spiller di Cesuna.

 
 
 

Nel 1911 viene costruito un piccolo tabernacolo, in lastra di metallo dorato, con relativo tronetto fatta da mons. Flucco, arciprete di Thiene, essendo Curato del Santo don Erminio Vigato. Il 18 aprile del 1911 anche al Santo c’è il SS. Sacramento nel nuovo altare. Questo fu un fatto importante, poiché la chiesa trae la sua origine dal ritrovamento di un’Ostia.

 
 

Per opera di don Angelo Ziliotto,  nel 1914 mentre era  cappellano e maestro elementare del comune, furono incominciati i lavori della facciata della chiesa  di San Antonio, sotto la guida e con i progetti di Gerardo Marchioro. Nell’agosto vengono completati i lavori ponendo sulla facciata le sculture del professore dell’accademia di Vicenza, Napoleone Guizzon. Negli anni 1921-23, don Angelo Ziliotto inizia i lavori di ingrandimento della chiesa stessa: viene alzata la navata e allungato il coro. Poi a questo punto i lavori vengono sospesi.

 

Il signor Gerardo Marchioro è riconosciuto come archittetto, anche se non lo era, per la sua grande precisione, accuratezza nei lavori e onestà nei prezzi.
Notiamo nella foto sopra la stalla addossata alla chiesa, il rosone sopra il portone e la due statue laterali: San Gaetano Thiene a sx e San Rocco a dx

 
 
 

Nello stesso anno 1914 si legge nel libro cronologico del Duomo “ I buoni villici del Santo pensarono di fabbricare una palazzina per abitazione del loro Cappellano, vicina alla chiesa, su terreno prospiciente l’oratorio, in parte donato dal Signor Spillere di Cesuna. Il disegnatore fu Giorgio Pravato, sopraintendente ai lavori del Duomo di Thiene. La spesa totale fu di £ 11200. La casa rimane di proprietà di una commissione di abitanti del Santo, cui fa capo l’Arciprete Mons. Flucco, per garanzia.
Il 26 gennaio 1920,avviene la visita pastorale del Vescovo Luigi Pelizzo che fu Vescovo di Padova dal 1912 al 1921. Dal resoconto della visita pastorale di questo vescovo, riportate da Antonio Lazzarini, in riferimento al Santo, si trova che il curato e cappellano è Don Angelo Ziliotto, che la predicazione  è fatta dal Ziliotto che spiega il vangelo ogni festa, che la dottrina cristiana si tiene in chiesa per gli ammessi alla comunione, in sagrestia per i non ammessi. Viene nominata tra gli atti di culto e forme di pietà la Via Crucis del 1847, la tradizionale benedizione dei bachi da seta e tra le associazioni pie viene menzionato il terz’ordine francescano, con circa 70 membri, “animati da buono spirito”. Le offerte vengono mandate alla fabbriceria del Duomo di Thiene.

 

Le tre lapidi che sostengono il tabernacolo, con le tre iscrizioni che ricordano l’origine miracolosa della chiesa e il suo restauro. Sono del 1921.
Negli anni 1921-23, don Angelo Ziliotto inizia i lavori di ingrandimento della chiesa stessa: viene alzata la navata e allungato il coro. Ma poi  i lavori vengono sospesi.
Il 3 maggio del 1925 monsignor Arciprete inaugura un nuovo altare nella chiesa del Santo , campagna, eretto da quella contrada in onore del crocifisso, in memoria dei caduti in guerra. Viene posto dove ora c’è l’altare della Madonna( a destra rispetto l’ingresso).

 

Il Vescovo Elia Dalla Costa definisce i confini della curazia del Santo. Questo avviene con decreto del  10 dicembre 1924. Ora ci sarà anche un archivio per tenere il  registro dei battesimi. (Chiese minori; archivio Duomo Thiene)

 
 
 
 
 
 
 

Questo è uno dei progetti presentati in curia. Interessante la facciata con le statue e l'ampliamento della chiesa con le due navate laterali. C'è anche nel lascito Bonato presso la biblioteca di Schio, un disegno simile a questo, dove don Angelo Ziliotto , a matita, annota le sue idee per l'ampliamento.  Poi vediamo il progetto dell’altare maggiore fatto dall’architetto Bonato.  Notiamo molti particolari che poi sono stati collocati in altre  posizioni, per esempio sull’altare di san Antonio.  Il marmo non e quello previsto nel disegno; ora infatti ci sono sfondi di marmo nero a sostegno del calice e dei putti.
Un  disegno, il n° 2  del Bonato, viene approvato dalla commissione dell’arte sacra di Padova l’ 8 febbraio 1924. Ricavato dai disegni del Bonato presso la biblioteca di Schio.

 
 
 
 

Il 26 febbraio 1931 il Vescovo Elia Dalla Costa consegna a Don Angelo Ziliotto la Chiesa di Santo con tutti i beni che le appartengono. La curazia ora è funzionante a tutti gli effetti, anche giuridici. Don Angelo è il curato che amministra i sacramenti, battezza e tiene i registri. Alla chiesa del Santo viene riconosciuta la personalità giuridica.

 
 
 
 
 
 
 

Il 17 febbraio 1941 viene inaugurato il nuovo asilo in quel fabbricato che viene  ora utilizzato per la dottrina  e per le riunioni. Le suore sono quelle dell’Ordine della beata Capitanio. L’otto di agosto del 1941 la commissione diocesana per l’arte sacra con il Vescovo mons. Agostini approvano il Progetto dell’Architetto Prof. Bonato per l’ampliamento della chiesa

Il 6 di giugno del  1943 si ha la trasformazione della Curazia in Parrocchia. Don Angelo Ziliotto è il primo Parroco.

 
 
 
 

Il 26 gennaio 1957, don Angelo Ziliotto, improvvisamente, sulla strada di Borgo Lampertico, dopo aver impartito la benedizione alla salma di Muzzolin Angela Mistica vedova Fortuna, muore. Don Giovanni Rossin di lui dice che era venerando, austero, magnanimo e piissimo sacerdote. Viene sepolto a Sambruson di Dolo. Dopo poco, per intervento anche dei parrocchiani di Santo,  viene portato nel cimitero di Thiene, nella cappella dei sacerdoti, dove ancora riposa.
Nel giugno del 1957 fa il suo ingresso solenne il nuovo parroco Don Giovanni Rossin , professore al Ginnasio del Seminario-Collegio di Thiene. Nella prima parte dell’anno è amministratore. Nello stesso anno viene restaurato e sistemato il vecchio asilo infantile e arrivano da Padova 4 Religiose, delle Suore Dimesse.
Nell’anno 1958 viene ampliata e restaurata la chiesa. Il primo gennaio 1958, si tiene l’assemblea dei capofamiglia, viene fatta l’esposizione del programma e del progetto del restauro. Le famiglie si impegnano a versare 6000 lire annue. L’ingegnere progettista è Giuseppe Dal Ferro da Thiene che nato a Vicenza il 27-10-1924 è morto a Thiene il 7-12-1998.
Nel mese di marzo del 1958 iniziano i lavori, viene costruita l’impalcatura davanti alla facciata della chiesa,  per l’ampliamento e rinnovamento delle sue linee, secondo il progetto approvato dalla Commissione Diocesana di Arte Sacra il 10 febbraio. Della commissione fanno parte Monsignor Luca Candiotto, P.Pepi O.S.B.,il prof. Lazzarini dell’università di Padova e l’ing. De Besi.
Il 24 marzo 1958, dopo gli scavi per le fondamenta  della navata di destra viene posta la prima pietra, all’angolo sud-ovest, insieme con la scatola,  che contiene la notizia del fatto, con le parole del Padre Nostro e dell’Ave Maria. Nell’aprile del 1958 si ritrova un affresco della Madonna con Bambino che risale alle origini della chiesa (fine del Trecento), opera di scarso valore ma importante per documentazione storica. Viene staccata dal muro e posta sopra la porta maggiore.
Nel mese di maggio, terminato il soffitto, si modificano le finestre troppo piccole, si fanno gli scavi per il riscaldamento, ad opera di alcuni bravi giovani di A.C. e di alcuni uomini generosi che lavorano alla sera, dopo il Fioretto dalle 21 alle 23. Nello stesso mese viene demolito all’interno il vecchio altare della Madonna. Il 27 giugno 1958 muore l’impresario signor Alfredo Sbabo di 34 anni di Dueville.

 
 
 
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