Restauri e Formelle - santodithiene

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Restauri e Formelle

Chiesa Santo

In un libro il ricordo del parroco "gigante"
Riflessioni, spunti e provocazioni tratte dalle omelìe di don Giulio Ballan. Sono il contenuto del libro che verrà presentato oggi nella chiesa parrocchiale del Santo, dopo la Messa in ricordo di don Giulio che verrà celebrata alle 20 dal nuovo parroco don Massimo Toniolo con altri sacerdoti del vicariato, e che sarà animata dai cori delle due parrocchie Santo Lampertico e Rozzampia. «È passato un anno dal 30 dicembre 2014 in cui, cogliendoci tutti di sorpresa, tè ne sei andato», si legge nella prefazione dell'opera. «Molti ti ricordano come una persona profondamente buona e sensibile, capace di amicizia autentica, e sentono il bisogno di ringraziarti...».
L'affetto e la riconoscenza per don Giulio, in città dal 1999, l'amato parroco di Santo Lampertico e Rozzampia definito "il gigante buono dal cuore immenso" che si era impegnato molto anche sul fronte dell'integrazione, viene dunque reso pubblico, a un anno esatto dalla sua morte, dando alle stampe gli approfondimenti sulla parola di Dio che lui stesso, negli anni, aveva scrupolosamente scritto e comunicato dal pulpito alla sua comunità cristiana vista "come popolo in cammino". •M.P.

Adorazione dei Magi
di Costantino Pasqualotto
Tela restaurata e restituita alla chiesa del Santo di Thiene  l'11 giugno 2015, opera delle restauratrici Alessandra Sella e Giulia Cattelan
Per i dati storici del Costantini vedi quadro seguente.
Il quadro, dipinto quando il Pasqualotto aveva una sicura padronanza dei mezzi espressivi, che lo porta ai confini del regno dell’arte, è stupendo per la sua luminosità. Al centro del quadro, la luce si irradia dal Bambino Gesù ma anche dai personaggi importanti che gli stanno intorno: la madre e quel personaggio vestito con vesti sontuose, ricoperto di ermellino, con una collana che porta una medaglia forse di una confraternita o di un ordine di magistratura. Questo personaggio,  che può essere il committente, sta giocando con uno scapolare che il bambino tiene nella mano.  La disposizione dei personaggi lungo una linea prospettica, ricorda un po’ il Veronese. Nello sfondo, in mezzo a nubi dense si intravvede la stella cometa, quella che indica la strada ai re magi. Sulla sinistra della capanna si intravvede una Croce di legno, molto semplice , a prefigurare quale sorte sarebbe toccata al Bambino. Di fianco alla capanna un rudere, sfondo spesso presente nei quadri del Costantini.
La Vergine veste di rosso e di colore blu è il suo mantello.
Il rosso è il colore più caldo, colore del sangue, e perciò della vita, ma anche del fuoco, dell'amore e dello Spirito. Il manto è blu. Il blu è un  colore spirituale, passivo, nello spettro è il più vicino all’invisibile, è il colore del cielo, della dimora di Dio. Erano blu i drappi della tenda del convegno e le vesti del sacerdote nell’Antico Testamento. Nelle icone è blu il manto di Cristo Pantocrator, gli abiti degli Apostoli,  metafora di spiritualità e trascendenza.
Anche la nudità del Bambino può avere spiegazioni complementari: certo, un neonato viene al mondo nudo ed in questo modo se ne sottolinea anche il genere maschile, entrambi elementi a conferma della «verità storica» dell'Incarnazione, ma la nudità, rituale, allude anche alla mancanza di artifici, all'integrità del Novello Adamo che ci ricongiunge con il Paradiso e sana la frattura degli antichi Adamo ed Eva, celebrando la rinnovata perfezione dell'uomo che potrà così accedere nuovamente alla pienezza della vera Vita e rinunciare alla morte spirituale indotta dal Peccato.
I simboli del potere stanno ai piedi del Bambino. Anche i doni offerti dai re magi hanno un valore simbolico. L’Oro, infatti, esprime la potenza terrena e rappresenta quindi l’ordine reale,  l’Incenso, che veniva usato sugli altari, rappresenta l’ordine sacerdotale, e la Mirra, che veniva usata per ungere i corpi e conservarli incorrotti, rappresenta l’ordine secolare, il resto della umanità che nella amarezza della mirra e dei sacrifici può sperare di presentarsi incorrotta al trono di Dio. San Giuseppe, sta ad osservare quanto avviene intorno a lui con volto stupito, quasi non capisca quanto avviene di divino. Il suo abito e marrone, quasi a significare la terra o l’ordine francescano.

Saluto di don Antonio Guarise

Era precisa volontà di don Giulio, completare quel cammino di recupero delle tele più significative presenti in questa nostra chiesa parrocchiale, iniziato con il restauro e la ricollocazione nel febbraio del 2013, della Natività, attribuita al vicentino Costantino Pasqualotto.
Dopo l'imprevista e improvvisa "partenza" di don Giulio ci sentiamo impegnati a dare seguito a questo sua volontà. Siamo qui, stasera, proprio per onorare questo impegno nell'accogliere e ricollocare la tela dei Magi, così ben  restaurata, anch'essa attribuita allo stesso pittore, sentiamo di ricevere, rinnovato, il dono che è stato di don Giulio per questa Comunità.

Presentazione del restauro a cura di Alessandra Sella e Giulia Cattelan

RESTAURO DIPINTO SU TELA RAFFIGURANTE "L'ADORAZIONE DEI MAGI"
II dipinto su tela raffigurante l'adorazione dei Magi, della Chiesa del Santo Thiene venne eseguito utilizzando come supporto alla tela dipinta (composta da due pezze cucite assieme verticalmente), un telaio realizzato con sottili listelli rispettivamente in legno di pioppo. La tela venne "preparata", cioè rivestita da uno strato di una particolare imprimitura, o meglio mestica pastosa, di colore bruno rossiccio, di natura argillosa, temperata con molta probabilità con olio e colla.
Gli strati pittorici furono eseguiti con colori ad olio stesi per velature.
L'opera nel momento della presa in consegna si presentava in un pessimo stato di conservazione.
Il telaio ligneo di pioppo, fisso e costituito da quattro listelli assicurati tra loro con incastro ordinario e crociera, se pur certamente originale, si presenta tuttavia gravemente ammalorato, per deformazioni delle aste, perdita di adesione  dei collanti e dei chiodi posti agli incastri, gravi rosure e attacchi di insetti xilofagi di vario genere.
Il supporto tessile, con molta probabilità di lino, presentava uno strato di ammanitura di gesso trapassato in fase di stesura, sul recto attraverso le lacerazioni del supporto; in corrispondenza di alcune di queste lacune vi erano varie pezze di tela, incollate sul retro durante precedenti restauri o interventi manutentivi.




La planarità del tessuto era compromessa da estesi spanciamenti del supporto con slonzamenti accentuati soprattutto nella zona inferiore. Gli starti pittorici si presentavano particolarmente degradati, numerose erano le lacune, di piccola entità, dovute a cadute o perdite di preparazione o di pellicola pittorica; queste erano presenti soprattutto in corrispondenza del perimetro del dipinto e nella parte inferiore dell'opera.

Visibile, ma non fastidiosa, era la presenza di crettature meccaniche di varia eziologia. Ritocchi, di modeste proporzioni, talvolta stesi su stuccature ad olio, erano presenti sull'intera superficie.
Una spessa vernice di natura resinosa, completamente alterata e ingiallita, era stesa uniformemente su tutta la pellicola pittorica; certamente non originale perché sovrapposta a ridipinture.
Su tutta la superfìcie del dipinto era possibile riscontrare la presenza di un sottile strato di polvere e sudiciume, dovuto alla sedimentazione di materiale particellato.
Intervento
Dopo aver considerato tutti i dati, ottenuti da un'attenta osservazione, è stata eseguita la pulitura del film pittorico per rimuovere le vernici non originali e le ridipinture prima del consolidamento e della eventuale foderatura. In considerazione dello stato del supporto tessile e dell'ambiente di conservazione, si è optato per un intervento di foderatura libera ( la tela originale è stata rinforzata sul verso con una tela da rifodero che funge da ulteriore supporto all'opera).
Le stuccature delle lacune di preparazione sono state eseguite con stucco (gesso- colla),applicato a pennello successivamente livellato e modellato a bisturi per imitare la struttura della superficie originale. Il vecchio telaio è stato sostituito con un telaio nuovo in legno di conifera stagionato.
Prima di fissare il dipinto al supporto ligneo definitivo, dotato di meccanismo di espansione angolare, si è effettuata una verniciatura intermedia e di seguito, è stata eseguita la reitegrazione pittorica con colori a vernice per restauro, con la finalità di ricostruire il tessuto cromatico e ridurre l'interferenza visiva.
Al termine delle operazioni è stata eseguita una verniciatura a scopo protettivo

La Natività
Restauro della Tela: la Natività del Costantini
Presentazione di Don Giulio Ballan Parroco di Santo
Incomincio la mia presentazione parlando prima di tutto dell’autore dell’opera.
Fino a poco tempo fa uno sconosciuto, un illustre sconosciuto, per chi come me, è lontano dal mondo artistico. Oggi invece  una presenza ormai consueta, quasi familiare.
Costantino Pasqualotto, detto il Costantini, vissuto a Vicenza dal 1681 al 1755, è stato individuato dalla dottoressa Rigoni, Sovrintendente delle Belle Arti di Verona, come autore dell’opera.
Costantino Pasqualotto, figlio di Giacinto, fu pittore modesto, chiuso entro anguste esperienze provinciali.
Costantino, anche se non ricco di fantasia e di basso spessore culturale, si fa perdonare certe durezze disegnative e la desolante atonia dei suoi personaggi grazie ad un colore assai spesso, vivace e rorido.
Può passare da momenti di inerzia spirituale a momenti di alta tensione come nella bellissima Deposizione del Museo di Bassano del Grappa.
Sa far cantare i colori con straordinaria vivezza; sa impostare certe scene con sicurezza prospettica, assegnando ai protagonisti collocazioni sapientemente meditate e dando ad essi certezza plastica.
Altre volte si arrabatta a dare disciplina compositiva alle scene senza riuscirvi e le popola di personaggi imbambolati e dall’equilibrio instabile, rivestendoli di colori piatti.
Quasi totalmente sordo agli stimolanti richiami dei grandi che a Vicenza operarono nella prima metà del Settecento, riesce tuttavia con le sue deboli forze ad affacciarsi all’orizzonte dell’arte; non sono rare le volte nelle quali raggiunge momenti poetici.
Poesia del colore, ovviamente: giocato su diafane trasparenze, o su campi cromatici forti.
Pasqualotto è un discontinuo anche nel trattare il colore, come s’è detto; spesso lo rende fresco e splendente come una gemma, altra volta lo priva di qualsiasi vibrazione, lo spegne e lo uniforma sotto epidermidi gessose.

In questa presentazione dell’autore della nostra opera ho fatto un buon lavoro di copiatura.

Fermiamoci un momento sulle nostra opera per sottolineare, anche facendo leva su quanto abbiamo ascoltato circa il Pasqualotto, alcuni aspetti dell’opera stessa, prima di passare, con sollievo, la parola alle nostre restauratrici: Alessandra Sella ( e non Manuela come è scritto, per un mio errore nel libretto di sala che avete in mano) e Giulia Cattelan.

Quello che colpisce nell’opera è il suo centro, il bambino con la madre, così luminoso che illumina tutta la scena. E non si può non ricordare che il Natale  si pone come il sorgere di un nuovo sole nella storia dell’umanità, sole che illumina in modo definitivo tutta la storia.
Ricordiamo che il Natale è stato posto il 25 dicembre perché è il giorno del solstizio d’inverno, giorno di festa per i romani che celebravano il sorgere del nuovo sole.

In questo centro colpisce il volto della Vergine, un volto molto bello, che esprime serenità e gioia, in atteggiamento di raccoglimento come ci mostra la mano sul cuore e nello stesso tempo la volontà di mostrare il bambino ai presenti con l’altra mano posta sul capo del bambino.

E tutt’intorno un’atmosfera d’attesa, come può essere l’alba di un giorno nuovo.
Il cielo è del colore dell’alba, un giorno nuovo che ha sempre il sapore dell’attesa e della speranza.
Un giorno nuovo quello del Natale, carico di un’attesa e di una speranza indescrivibili, lasciate all’amore e alla provvidenza di Dio.


Il paesaggio è tipicamente veneto, vicentino, con quell’alternarsi di pianura e di collina, quasi a comunicarci che l’Incarnazione è un fatto nostrano, che avviene a casa nostra, come d’altronde ci dice la nostra fede che di parla di un Dio vicino che opera tra di noi e che ha voluto abitare tra le nostre case.

La figura di Giuseppe, defilato rispetto alla scena principale e nello stesso tempo presente, posto a guardia del bambino, a sostegno della madre. E’ lui infatti il padre putativo, si dice così, di Gesù, a cui è affidata la cura del bambino e della madre.
Un ultimo particolare insolito  ma importante: la presenza dell’angelo sulla parte sinistra della tela, quasi fuori dalla scena, e con l’Eucarestia in mano.
E’ un messaggio importante: quel bambino che nasce è il Figlio di Dio e la sua presenza, superata l’immagine del presepe, comunque temporanea, e l’immagine stessa di Gesù che percorre le strade della Palestina predicando il Vangelo, anche questa un’immagine necessariamente temporanea, la sua presenza, dicevo, continua in modo stabile e definitivo, almeno fino alla fine del mondo, proprio nell’Eucarestia, il dono che quel bambino ha fatto a noi nell’Ultima Cena: il dono del suo corpo e del suo sangue.


Gesù Cristo luce, che qui è "centro luminoso" del quadro (Gesù sole che sorge... Natale giorno del sole nascente per i romani);
- la Vergine - con volto bello - e con un gesto di grande tenerezza, che mostra il Salvatore ai pastori;
- il cielo mattutino. E' il mattino del Natale, ma è anche il mattino della salvezza. L'Incarnazione come mattino della redenzione e della salvezza.
- il paesaggio è tipicamente veneto. L'Incarnazione si realizza "in casa nostra";
- Giuseppe, come sempre, arretrato rispetto a Gesù e Maria, che osserva la scena. E' il padre putativo;
- E' interessante l'angelo sul tetto della capanna: ha in mano il Calice con l'Ostia. Quasi a ricordare che l'Incarnazione continua per noi nell'Eucaristia...

Don Giulio Ballan
22 febbraio 2013

La Chiesa Parrocchiale
Restaurata interamente nel 1901, la chiesa del Santo divenne curazia sussidiaria nel 1908. Sistemata la facciata nel 1914, l'edificio fu poi alzato e allungato. Sul timpano furono collocate le statue di S.Gaetano e S. Rocco. Sopra le nicchie due bassorilievi raffigurano l'Arcella e la Basilica del Santo. Nel dicembre dello stesso anno furono collocati, dopo restauri tre quadri attribuiti a Costantino Pasqualotto: la Natività, l'Adorazione dei pastori e l'Adorazione dei Magi. Allora furono anche posti i 12 bassorilievi in gesso, sulla vita del Santo dei miracoli, a imitazione in parte di quelli dell'arca del Santo di Padova. Nel 1932 viene elevata a curazia autonoma con territorio proprio e  nel 1943 diventa parrocchia.

Nel 1958 ci fu un radicale restauro e ampliamento della chiesa e venne ricostruito il campanile così come si vede oggi.

      

Madonna
Un affresco rappresentante la Madonna con il Bambino viene rinvenuta nell'aprile del 1958 nella demolizione degli archi all'interno. Esso viene posto con onore sopra la porta maggiore. La pittura è contornata a grafite , è dipinta a tre colori, di grandezza naturale e presumibilmente risale al xv secolo, verso il 1410. Questo esemplare ci può dare un'idea delle pitture che sicuramente ornavano l'antica chiesa.

La tela di San Antonio e il Beato Giobbe
In questa zona, negli ultimi secoli venivano coltivati con successo i bachi da seta. Anche questa coltura poneva dei problemi e quindi necessitava di un santo protettore. Il primo parroco, don Ziliotto scrive "Unico nei dintorni è il tradizionale secolare concorso alla benedizione dei bachi da seta, nelle due ultime domeniche di aprile, San Marco e prima domenica di maggio. Vengono dal piano, dai colli per 20 giorni, davanti alla pala di S. Antonio che contempla il Redentore, mentre  addita il Beato Giobbe; e offrono olio, cera e danaro al Taumaturgo". Vengono da Vicenza e anche da Bassano.

Fu il pittore Costalunga a dipingere la  tavola del Santo e la palma con i vermi, cioè i bachi da seta, accanto al Santo( forse san Girolamo ?) che poi è stato interpretato come il Beato Giobbe.

Pala restaurata nel mese di dicembre del 2017

L'ambone, importante luogo dove vengono posti i sacri testi durante la celebrazione eucaristica, è stato abbellito con una stupenda litografia che sintetizza la storia delle origini della chiesa.

In essa ritroviamo le varie fasi della storia delle origini: il ritrovamento di un'Ostia consacrata da parte di un carrettiere che passava da quelle parti, la presenza di uomini armati per indicare la presenza degli Scaligeri , le montagne che creano uno scenario e danno un'idea del luogo allora completamente disabitata e ricoperta di boschi. In questa litografia sono rappresentate  le due versioni dell'origine miracolosa della chiesa del Santo.

Capitello di San Antonio
Statua in pietra alta m. 1,50, del santo che ha ai suoi piedi una madre in ginocchio che, con le mani giunte, invoca supplichevole la protezione per il suo bambino che stà accovacciato ai piedi di San Antonio. Il gruppo poggia su un basamento pure in pietra. Sul lato verso la strada provinciale è scolpito il miracolo dell'Eucarestia. L'opera è dello scultore Napoleone Guizzon (1915). Sul lato sinistro è scolpita una scala; sul lato destro un calice e due ostie raggianti. Davanti al gruppo è collocato un bel lampione in ferro battuto. Sullo zoccolo si legge: "Sii saggio, onora il santo e fa buon viaggio". Un pò più sotto: "Origine miracolosa della chiesa
In occasione  dei 100 anni della statua di San Antonio, posta davanti alla chiesa , alcuni “Antonio” della Parrocchia hanno pensato di offrire il lavoro di pulizia . Ringraziamo  il pulitore per la maestria e abilità dimostrate, l’ideatore e gli Antonio che hanno condiviso le spese;  come pure ringraziamo il Vicario Don Antonio Guarise, il Sindaco di Thiene, G. Casarotto e Antonio Benetti  che hanno fatto un intervento  breve ma sostanzioso sul valore  della  statua, in occasione della  sua benedizione. Ora la statua , senza essere stata intaccata nella sua integrità, dimostra ancora tutto il suo splendore.  DIETRO  la data: 13 giugno 1915, prima guerra mondiale. Essa racchiude in sé la storia e la devozione  di tutta questa Comunità del Santo.

Il cippo
Un cippo marmoreo è posto dietro l'altare maggiore della chiesa a sostegno del tabernacolo, e , fino ai primi dell'800, era collocato a lato della porta principale.
Il bassorilievo rappresenta nella parte anteriore un calice con l'ostia e la croce greca e, sul lato sinistro, una scala, stemma degli Scaligeri.
Lo studioso Aldo Benetti fa notare che lo scalpellino scolpì la scala con otto pioli e non con cinque come vorrebbe l'araldica della nobile famiglia veronese che governò Thiene dal 1312 al 1387

Capitello di via del Rosario
É una cappellina piuttosto originale (m. 5x3). Dentro, al centro, una grande nicchia con la statua di San Antonio di Padova (m.1.30) in pietra tenera.
Sul lato sinistro il gruppo marmoreo della Pietà. Sul lato destro, sempre scolpita in pietra, un'immagine della Madonna in piedi con le mani giunte e dinanzi a lei una donna con il rosario tra le mani in atto di invocarla. Sulla parete destra dell'oratorio è addossato un capitello a nicchia con la statua in pietra di un Santo guerriero con il dragone sotto i suoi piedi.
Il capitello fu costruito nell'anno 1942. Prima c'era un altro capitello di forma quadrata ed affrescata in tutte e quattro le facce.



 
 
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