CPP_Unitario 2020 - santodithiene

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CPP_Unitario 2020

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UN TEMPO PER CAMBIARE          (lettera ai parrocchiani)

Carissimi amici,

in questo tempo di pandemia, con le attività tradizionali forzatamente in pausa, penso siamo chiamati a ripensare la nostra pastorale, a ritrovare la nostra identità di parrocchia, a cercare il volto di comunità, il nome nuovo con cui Dio ci chiama.
Sarebbe sprecare questo tempo se vivessimo solo nell’attesa di riprendere a fare quello che facevamo prima.
Queste cose ormai ce le siamo dette più volte. È ora di fare una proposta concreta.
In quest’ottica si colloca la proposta che ho esposto ai consigli pastorali del Santo (13 gennaio u.s.) e di Rozzampia (14 gennaio u.s.).
Non vuole essere tanto un cambio di metodo, quanto un cambio di mentalità. In sostanza si tratta di prendersi cura dei “piccoli” con la stessa cura con cui Gesù si prende cura di noi.

Osare una strada nuova è sicuramente un rischio; le prime cose che vengono alla mente sono le vecchie sicurezze che perdiamo.
Così come vivevamo prima del covid, eravamo soddisfatti della nostra vita di parrocchia? Quante volte mi sono arrivate queste frasi: “Non sappiamo dove stiamo andando” …. “Siamo sempre quei pochi che siamo disponibili per i servizi necessari alla comunità” … “La Messa non è sentita come centro della Comunità”…  “I giovani adulti, i giovani e i ragazzi li stiamo perdendo”…
C’è stata anche una bellissima immagine che è stata usata per descrivere la situazione: “Abbiamo il mulino, ma manca l’acqua”.
Chiediamoci: Che cos’è l’acqua, che permette di dare vita a tutto e a tutti?
… e perché abbiamo perso l’acqua?

Una proposta concreta
Ci sono degli adulti disponibili a diventare padri e madri nella fede per tanti “piccoli”?
“Piccoli” sono i ragazzi che hanno bisogno di conoscere la paternità e maternità di Dio attraverso la nostra tenerezza e il saper prenderci cura di loro nel nome di Gesù.
“Adulti” sono quelli che, non per età, ma per esperienza, possono dire che Dio si è preso cura di loro e con la sua misericordia li ha fatti rinascere alla vita di figli, che si sentono da Lui amati.
“Paternità e maternità nella fede” significa legami nuovi. Gesù ci insegna che sono più forti di quelli del sangue. È perciò non solo dedicare qualche ora alla settimana come volontariato, ma vivere una relazione di famiglia che non conosce interruzione, è un prendersi a cuore nel nome di Gesù.
Gesù è il fondamento, è l’acqua che fa girare il mulino.
Ci sono dei giovani disponibili a mettersi in gioco per realizzare famiglia con i piccoli e gli adulti, nel nome di Gesù?
Anche i giovani hanno bisogno di sperimentare la tenerezza di Dio; gli adulti, allora, avranno una cura specialissima di loro con l’ascolto delle loro domande, la valorizzazione della loro creatività e del loro entusiasmo, scoprendo insieme a loro come Dio sta scrivendo il Vangelo nella loro vita.
Così alcuni di noi, della nostra comunità, potranno costituire come una famiglia nella fede, a cui saranno affidati un gruppetto di ragazzi: ecco che la famiglia si accresce di nuovi germogli.
Quale percorso faranno?
Cammineranno insieme prendendo davvero come compagno di viaggio Gesù, cercando in Lui, nella sua Parola, la Luce che illumina la vita di tutti i giorni e che apre nuove vie di fraternità per fare della comunità una sola grande famiglia unita, senza l’ansia di dover raggiungere obiettivi prefissati, ma con l’unico obiettivo di incontrare Gesù attraverso le relazioni e le esperienze. In questo cammino si raggiungerà insieme anche il momento di maturazione per ricevere il dono dei sacramenti.

L’Eucaristia domenicale.
Proprio perché non venga a mancare l’acqua per il mulino,  l’eucaristia sarà il centro a cui andare ogni domenica, per ricevere l’acqua per la settimana, per celebrare insieme la gioia di essere stati chiamati a una vita meravigliosa nella comunità, per ringraziare il Padre del dono di Gesù come Pane, Parola, Via e Compagno di cammino.

Fa tristezza pensare a quanti non conoscono ancora che hanno Dio Padre che li ama e in Gesù Cristo li chiama alla pienezza di Vita, una Vita sulla quale la morte non ha alcun potere… quanti ancora non conoscono che hanno una Mamma che Dio ci ha donato per aiutarci a rispondere a questa meravigliosa e impegnativa chiamata alla Vita. Si tratta però di una conoscenza che non si trasmette prima di tutto con le parole, ma con il prendersi a cuore, salendo sulla stessa barca, con lo stesso amore con cui Gesù si è preso a cuore noi. Ecco il motivo di questa proposta. È una chiamata. Sentiamo che le parole di Gesù rivolte ai pescatori di Galilea: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”, risuonano anche oggi per noi nella nostra comunità.

Sicuramente non posso pensare che tutto sia chiaro, quanto sopra esposto.
Per questo invito giovani e adulti desiderosi di mettersi in gioco e a servizio della comunità a partecipare a un incontro illustrativo di questa proposta.
L’appuntamento è per giovedì 11 febbraio ore 20.30 in chiesa al Santo.
Vi aspetto.
Don Massimo

 
 

Anno Pastorale 2019-20
Intervento di d. Leopoldo e Francesco Ballan
Padova, sabato 5 ottobre 2019  

Nel Midrash è scritto che "l'uomo possiede tre nomi: uno è quello che i genitori scelgono, il secondo è quello con cui gli altri lo identificano. Il terzo, il più importante, è quello che l'essere umano stesso si costruisce attraverso le sue scelte e azioni." Forse quest’anno dedicato al Battesimo potrebbe essere un fermarci sul nostro nome. Nel primo nome intuiamo che possiamo rimanere in vita solo in quanto pensati da altri; nel secondo ci sta come le persone ci vedono; nel terzo intuiamo la profondità della nostra esistenza, una profondità sempre oltre, come un’ulteriorità da raggiungere.
Gesù possedeva occhi limpidi, tanto da cambiare il nome alle persone, facendole arrivare fino alla consapevolezza del terzo nome. Sei roccia, sei colei che ha molto amato, sei figlio di Abramo, sei assettata di acqua buona, sei un ricercatore magari nella notte dei dubbi, sei un uomo giusto, sei fede genuina, sei amico, sei figlio della luce, sei discepolo. Il Battesimo che vogliamo riscoprire è una storia di nomi e di persone, è l’innesco di relazioni aperte l’una sull’altra che nascono dalla relazione fondamentale, sentirsi figli amati. In questa luce tutto diventa luminoso e gioioso.
Negli ultimi anni abbiamo scritto molto: La parrocchia, poi Il seminatore che raccoglieva anche gli slanci del Sinodo dei giovani attraverso la loro Lettera, e I Gruppi di parrocchie. Tanti ci chiedevano tempo per assimilare tutto questo materiale e di non continuare a inserire elementi di novità nel cammino diocesano. Inoltre è iniziato il viaggio - impegnativo e speciale, allo stesso tempo - della Visita pastorale: diciassette tappe, con protagoniste 130 parrocchie, che sta confermando la ricchezza e fecondità della nostra Chiesa diocesana. In questi mesi sono risuonate tante intuizioni e parole: il primato della pastorale, la soggettività di ciascuna parrocchia, il valore di comunità dalle relazioni non anonime e indifferenti, la ministerialità, un ruolo inedito di interpretare il ministero presbiterale, la missionarietà e l’annuncio capillare del Vangelo, la sostenibilità e la trasparenza delle nostre scelte, passando anche per quelle economiche/gestionali. Eravamo incerti nel proporre nuovi percorsi e testi: da una parte chi suggeriva di non insistere, dall’altra chi domandava un percorso unitario che facesse da collante e da riferimento per tutta la Diocesi.
Con gli Organismi diocesani siamo arrivati a questa scelta: non nuovi orientamenti, non indicazioni precise per una pastorale diretta, ma invece un’occasione formativa soprattutto per gli organismi parrocchiali, che può anche essere aperta successivamente agli operatori pastorali e all’assemblea eucaristica domenicale. Per certi versi è una scelta ancora interlocutoria anche se di valore, non vuole esaurirsi in un anno, ma dare vita ad un processo progressivo di riappropriazione del segno e dello strumento che ci fa vivere: l’inserimento in Gesù Cristo, Colui che abbiamo di più caro, nel dono del Battesimo. Torniamo alla sorgente da dove tutto si origina, a quella sorgente che ci fa apprezzare il nome che ci è stato dato, il nome che ci viene riconosciuto, il nome che ci costruiamo con le nostre scelte.
Le schede sono ricche e ben costruite anche se la loro formulazione può risultare necessariamente didattica e vorrebbero favorire un dinamismo di apprendimento comunitario. Non sono un capitolo a sé stante ma la continuazione dei passi di questi anni. Per evitare l’annualità della proposta, non c’è un unico poster identificativo, anche se in semplicità, consigliamo ad ogni parrocchia di realizzare la propria immagine, magari scattando la foto di un momento comunitario, in cui tutti si riconoscono e si specchiano reciprocamente nel dono del Battesimo. L’ottica delle schede supera una prospettiva intraecclesiale perché la posta in gioco che la riscoperta del Battesimo ci mette davanti è davvero rilevante.
La posta in gioco è la fede non come trasmissione scontata e sociale, ma come rigenerazione, riscoperta che impegna la scelta personale e comunitaria, che nasce proprio dall’esperienza della gratuità dell’amore di Dio. La posta in gioco è la fede che è non è una devozione privata e intimistica, ma chiamata alla conversione nella vita e nella vita pubblica. La posta in gioco è la fede che non è un’assicurazione personale, ma una continua sottrazione di sicurezza, un mettersi in gioco in parrocchia, in famiglia, nel lavoro, nella società, nella politica. La posta in gioco è la fede che non è rito magico, un mantra automatico, ma scelta di carità che si traduce in ospitalità, condivisione, testimonianza. La posta in gioco è la difficoltà di credere dei nostri giovani e contemporaneamente la loro grande ricerca di spiritualità.
Il dono che riceviamo, il Battesimo, Gesù Cristo, il Vangelo ci rendono non solo donativi ma riconoscenti. Riconosciamo e sosteniamo con affetto e stima il vescovo Claudio, al quarto anno in mezzo a noi, alla partenza del secondo anno di Visita pastorale. In queste domeniche ascoltiamo le parole generative e calorose di Paolo a Timoteo, ci giungono come le parole di un padre che abbraccia e incoraggia un figlio. Attraverso di te, vescovo Claudio, sentiamo che il Signore ci dona non uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Con te possiamo custodire, mediante lo Spirito Santo che abita in tutti noi, il bene prezioso che ci è stato affidato.
Riconosciamo la bellezza del mese missionario straordinario, intitolato “Battezzati e inviati” e accogliamo con grande speranza il Sinodo panamazzonico, che inizia domenica e ci imparenta con il mondo.
Riconosciamo la bellezza dei nostri giovani e del cammino post sinodale, che silenziosamente si concretizzerà adesso in alcune sperimentazioni parrocchiali, nella logica di un accompagnamento personalizzato e testimoniale.
Riconosciamo la bellezza dei presbiteri, diaconi, religiosi, di tanti cristiani laici impegnati nel servizio del mondo, nel servizio del territorio, nel lavoro, in famiglia, in parrocchia, pronti ad umanizzare la vita in ogni situazione e circostanza. Citando il Vangelo di Luca di domani, siamo un esercito di servi inutili, che non puntano alla propria gloria, prestigio, ad un proprio utile ma che si offrono in gratuità, senza tornaconti, in umiltà e letizia.
Riconosciamo tanti passi che non riusciamo a dire quest’oggi, come un libro infinito che continua la gioia del Vangelo e riconosciamo in noi anche lo spazio di una mancanza struggente, un desiderio mai colmato: Signore accresci la nostra fede!
Signore, accresci in noi la festa del Battesimo, la gioia di essere credenti, il piacere di essere in questo mondo la tua Chiesa di Padova, immersa in te e risplendente di te!     

Presentazione

SCHEDA1

SCHEDA2

Scheda3

Scheda4

 
 
 
 
 
 
 

Notizie dai Consigli Pastorali
COMUNITÀ VIVA, COMUNITÀ CHE TRASMETTE LA FEDE…………………

Questo è il tema dell’incontro formativo che molte persone impegnate nella pastorale delle nostre comunità di Rozzampia e Santo hanno vissuto domenica 3 febbraio 2019.
L’iniziativa è stata portata avanti con convinzione da don Massimo e condivisa e appoggiata dai consigli pastorali, dai catechisti e dagli accompagnatori dei genitori.
Non è semplice chiedere a chi già dedica molto del proprio tempo al servizio alla comunità di impegnare anche una domenica pomeriggio, ma fra noi ci sono molte persone generose che non si tirano indietro se la proposta è ben motivata.
Così, domenica 3 febbraio, ci siamo trovati, con i consigli pastorali, ancora freschi di nomina, con i catechisti, gli accompagnatori dei genitori, l’equipe battesimale, l’equipe catecumenale e qualche bravo animatore per partecipare a un pomeriggio di incontro/formazione in uno stile di fraternità, dialogo e ascolto.
L’intenzione all’origine del tutto era di aiutare i CP a comprendere meglio cosa si intende per Nuova Iniziazione Cristiana, e per questo è stato invitato don Giorgio Bezze, responsabile dell’Ufficio diocesano Annuncio e Catechesi.
Don Giorgio ha illustrato le motivazioni che hanno portato, dapprima all’invito da parte dei vescovi a rinnovare la modalità di accompagnare i bambini,  poi alla scelta della diocesi di Padova, assieme ad altre diocesi in Italia, di dare inizio ad un percorso rinnovato.
Questo percorso tiene conto della situazione attuale della società, che non si può più dire generativa di cristiani, come avveniva qualche decennio fa, in cui tutti, in modo più o meno convinto, si dicevano appartenenti alla Chiesa Cattolica.
Il percorso propone  e prevede il passaggio da una catechesi finalizzata alla celebrazione dei  Sacramenti a una catechesi per la vita cristiana, attraverso i Sacramenti.
Sarà possibile modificare e rendere efficace la iniziazione cristiana dei ragazzi solo se matura nella parrocchia la consapevolezza che è essa stessa, tutta intera la comunità parrocchiale, che accoglie nel battesimo e  accompagna la nuova famiglia e i bambini verso la scelta consapevole di diventare cristiani. Educare alla fede è  compito della famiglia e di tutti i cristiani in prima persona e non può essere delegata al parroco e ai catechisti. Spetta quindi ai genitori e alla comunità educare alla Fede.
Dopo l’illustrazione del nuovo impianto ci siamo scambiati sensazioni, perplessità, dubbi e domande, ci siamo dati, e siamo stati aiutati a darci delle risposte, non tutte risolutive, anzi, molti interrogativi restano aperti.
La affermazione più importante a cui siamo giunti è che a noi cristiani è affidato il compito del seminare, in modo abbondante senza guardare il terreno su cui cade il seme; sta ad Altri il compito di far crescere e raccogliere il frutto.
In tutti noi è emersa chiara la necessità che questo sia un cammino condiviso e supportato da ogni persona che a vario titolo faccia parte della comunità, quindi non solo catechesi, ma anche Parola, Liturgia e Carità. E in questa condivisione di responsabilità le nostre comunità dovranno impegnarsi.
Dei frutti già si vedono, in questi anni di operatività:
La libertà di scelta, nella propria responsabilità, lasciata alle famiglie
Il coinvolgimento dei genitori, non tutti, ma di quanti accettano la sfida di ripensare alla propria Fede e di accompagnare in questo i propri figli.
La possibilità, definita bellissima e inattesa, da parte degli accompagnatori di scoprire in modo più profondo il loro essere e vivere da Cristiani
L’opportunità offerta, e in parte raccolta, ai giovani adulti-genitori di fare esperienza dell’ascolto della Parola di Dio.
Come più volte ci è stato ripetuto, a noi spetta seminare con generosità, senza ansie da risultato, certi che lo Spirito farà il resto e sicuri che il Signore è in mezzo a noi e ci guida e accompagna.   
    Daniela Laghetto (consigliere pastorale di Rozzampia e referente vicariale per la catechesi)

 
 
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