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Catechesi
 

“Il coraggio di rischiare per la promessa di Dio”                   56° Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni
 Dal Vangelo secondo Giovanni: (Gv 10, 27-30)
In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
Il coraggio di rischiare
Nell’ incontro con il Signore qualcuno può sentire il fascino di una chiamata alla vita consacrata o al sacerdozio ordinato. Si tratta di una scoperta che entusiasma e al tempo stesso spaventa, sentendosi chiamati a diventare “pescatori di uomini” nella barca della Chiesa attraverso un’offerta totale di sé stessi e l’impegno di un servizio fedele al Vangelo e ai fratelli. Questa scelta comporta il rischio di lasciare tutto per seguire il Signore e di consacrarsi completamente a Lui, per diventare collaboratori della sua opera.

Tu sei il nostro Pastore
Tu sei il nostro pastore, Signore Gesù, perché solo tu ci conosci fino in fondo, uno per uno, con i nostri slanci e le nostre fatiche, le nostre fragilità e le nostre risorse. Per questo ti mostri esigente quando ci lasciamo afferrare dalla pigrizia, e dolce e compassionevole quando ci troviamo in difficoltà. Tu sei il nostro pastore, Signore Gesù, perché ti metti davanti a tutti e ci guidi alle sorgenti della vita, ci fai conoscere il volto del Padre e dissipi i timori e le paure che ci impediscono di andare avanti. Tu sei il nostro pastore, Signore Gesù, perché sei pronto a dare la vita, a far di tutto per difenderci. Tu sei il nostro pastore, Signore Gesù, perché ci ami di un amore smisurato e non vuoi che neppure uno si perda e rovini la sua vita. È bello, mio Signore, lasciarsi guidare da te, è bello darti fiducia e assecondare le tue indicazioni, è bello sentire su di noi il tuo sguardo attento e benevolo. È bello, mio Signore, affidarti la nostra vita e vivere per te e assieme a te un’avventura entusiasmante che approda all’eternità.

Preghiera per le vocazioni sacerdotali
Obbedienti alla tua Parola, ti chiediamo, Signore: “manda operai nella messe”. Nella nostra preghiera, però, riconosci pure l’espressione di un grande bisogno: mentre diminuiscono i ministri del Vangelo, aumentano gli spazi dov’è urgente il loro lavoro. Dona, perciò, ai nostri giovani, Signore, un animo docile e coraggioso perché accolgano i tuoi inviti.
Parla col Tuo al loro cuore e chiamali per nome. Siano, per tua grazia, sereni, liberi e forti; soltanto legati a un amore unico, casto e fedele. Siano apostoli appassionati del tuo Regno, ribelli alla mediocrità, umili eroi dello Spirito.
Un’altra cosa chiediamo, Signore: assieme ai “chiamati” non ci manchino i “chiamanti”; coloro, cioè, che, in tuo nome, invitano, consigliano, accompagnano e guidano. Siano le nostre parrocchie segni accoglienti della vocazionalità della vita e spazi pedagogici della fede.
Per i nostri seminaristi chiediamo perseveranza nella scelta: crescano di giorno in giorno in santità e sapienza. Quelli, poi, che già vivono la tua chiamata - il nostro Vescovo e i nostri Sacerdoti -, confortali nel lavoro apostolico, proteggili nelle ansie, custodiscili nelle solitudini, confermali nella fedeltà.
All’intercessione della tua Santa Madre, affidiamo, o Gesù, la nostra preghiera. Nascano, Signore, dalle nostre invocazioni le vocazioni di cui abbiamo tanto bisogno. Amen.

 
 
 

Preghiera a Maria dopo la professione di Fede con i Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana (23 maggio 2013)

PAPA FRANCESCOPreghiera a Maria, Madre del silenzio

Madre del silenzio, che custodisce il mistero di Dio,
liberaci dall'idolatria del presente, a cui si condanna chi dimentica.
Purifica gli occhi dei Pastori con il collirio della memoria:
torneremo alla freschezza delle origini, per una Chiesa orante e penitente.
Madre della bellezza, che fiorisce dalla fedeltà al lavoro quotidiano,
destaci dal torpore della pigrizia, della meschinità e del disfattismo.
Rivesti i Pastori di quella compassione che unifica e integra:
scopriremo la gioia di una Chiesa serva, umile e fraterna.
Madre della tenerezza, che avvolge di pazienza e di misericordia,
aiutaci a bruciare tristezze, impazienze e rigidità di chi non conosce appartenenza.
Intercedi presso tuo Figlio perché siano agili le nostre mani, i nostri piedi e i nostri cuori:
edificheremo la Chiesa con la verità nella carità.
Madre, saremo il Popolo di Dio, pellegrinante verso il Regno. Amen.

 

Progetto Gemma
Un sostegno a distanza  più vicino di tante parole

Nel 1994 è nato Progetto Gemma, un servizio per l’adozione prenatale a distanza di madri in difficoltà, tentate di non accogliere il proprio bambino. Una mamma in attesa nasconde sempre nel suo grembo una gemma (un bambino) che non andrà perduta se qualcuno fornirà l’aiuto necessario.
Progetto Gemma offre ad una mamma un sostegno economico che le può consentire di portare a termine con serenità il periodo di gestazione, accompagnandola nel primo anno di vita del bambino. È un’idea in più per collaborare con i Centri di aiuto alla vita (CAV) operativi in tutta Italia.                                                                                                                                  Progetto Gemma è nato per mettere in collegamento le mamme in difficoltà con tutti coloro che desiderano aiutarle. Il contributo degli adottanti è un segno tangibile di presenza e di aiuto concreto, nonché una prima risposta per dare coraggio alle mamme.    Se vuoi proporti come “adottante” puoi contattare la Fondazione Vita Nova o scaricare il modulo per la richiesta di adozione. Fondazione Vita Nova raccoglie le domande di aiuto che arrivano dai Cav sparsi in tutta Italia e provvede all’abbinamento tra adottante e adottato. L’adottante (se si tratta di un gruppo: il responsabile del gruppo) riceve da Fondazione Vita Nova tutte le informazioni necessarie per avviare le pratiche di adozione.                              Il Cav incaricato della gestione del progetto informa costantemente gli adottanti circa l’evolversi della gravidanza, la nascita, la crescita del bambino. Di esso viene comunicato il nome, la data di nascita e, se la mamma lo consente, viene inviata una fotografia agli adottanti. Le somme erogate dagli adottanti vengono integralmente versate alla mamma “adottata”, direttamente o in generi o servizi di pari importo a seconda dei bisogni e delle esigenze reali.
Chiunque può attivare un Progetto Gemma: singoli, famiglie, gruppi parrocchiali, di amici o di colleghi, comunità religiose, condomini e classi scolastiche. Hanno aderito al Progetto anche Consigli comunali e perfino gruppi di carcerati. Spesso l’adozione viene proposta come dono per matrimoni, battesimi, nascite o in ricordo di una persona cara.
Come già accennato negli avvisi a fine messa di domenica scorsa, vorrei proporre alla comunità di aderire ad un progetto Gemma. Invito chi vuol contribuire a rivolgersi a me. Nei prossimi bollettini darò maggiori informazioni.   Don Massimo

 
 
 
 


I RITI DELLA INIZIAZIONE CRISTIANA, questi sconosciuti….

Da qualche anno è in atto nelle nostre parrocchie un sostanziale rinnovamento, per quanto riguarda la catechesi, detto Nuovo Cammino di Iniziazione Cristiana, ed è normale che un modo nuovo di  iniziare alla fede non possa essere di comprensione facile e immediata.
E’ come quando abbiamo un’auto nuova, leggere il manuale di istruzione è molto noioso, si preferisce scoprire le sue potenzialità direttamente usandola.
Si può dire che i RITI che accompagnano la Iniziazione Cristiana dei bambini ci introducono a comprenderla senza dover leggere il manuale di istruzioni.
Prima di spiegare come, vale la pena di ricordare  che il cammino per i bambini si svolge, a grandi linee,  in tre fasi:
la prima dai 0 ai 6 anni, affidata ai genitori soprattutto;
la seconda, in cui sono coinvolti piccoli e genitori, che dura circa 5 anni ed è divisa in tre tappe;
la terza che interessa solo i ragazzi e dura due anni.

Nella seconda fase ci sono per ogni anno degli obbiettivi specifici, che si riferiscono sia ai contenuti di fede, sia ad alcuni atteggiamenti da maturare nel fanciullo e questi obbiettivi vengono sottolineati proprio durante i RITI.

Il primo Rito riguarda i bambini di seconda elementare e segna il vero inizio della partecipazione alla Iniziazione Cristiana, è inserito nella Messa, ed è il RITO DI INIZIO DEL PRIMO DISCEPOLATO, che prevede la consegna del Vangelo, Libro che sarà usato in ogni incontro di catechesi. Durante l’anno i bambini imparano a conoscere Gesù e a fine anno  genitori e catechisti consegnano loro il Credo, che hanno pian piano imparato.

All’inizio della terza è prevista la Consegna della Croce, segno dell’Amore di Dio per noi,  durante l’anno i ragazzi sono aiutati a conoscere il Padre e alla fine nel  RITO riceveranno, sempre dai propri genitori, la preghiera del Padre Nostro.

In quarta c’è la preparazione al Sacramento della Riconciliazione. In preparazione ci sono due liturgie penitenziali, una in Avvento e una prima della Quaresima.

 
 

Il vescovo Claudio, insieme al Consiglio Episcopale, ha iniziato un lavoro  di riflessione sul soggetto “Parrocchia”. Sono appunti di viaggio, un viaggio ancora iniziale, che ha bisogno del contributo di tutti per approdare alla terra che il Signore ci indicherà. Il testo si lega anche al rinnovo degli organismi di comunione, indicando la prospettiva di fondo del prossimo mandato.
L’essenziale di una Parrocchia
Se dunque c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù (Fil 2,1-5).
L’essenziale di una parrocchia non si può racchiudere in poche righe, visto il percorso secolare di grande ricchezza e tradizione che ci precede e di cui siamo debitori. Tratteggiamo, di seguito alcuni elementi sostanziali.
• La parrocchia rende visibile la Chiesa, radicata in un luogo, che mette al suo centro la Parola di Dio, la grazia dei sacramenti e la carità. La parrocchia è espressione della Chiesa più grande animata da un’intenzionalità precisa: dare vita a un’assemblea santa, al popolo di Dio, alla famiglia del Signore Gesù. Il primo segno della parrocchia, quindi, è l’adunanza dei cristiani, radunati e convocati dal Signore Gesù, in un luogo che rappresenta e raccoglie l’intera comunità.
• C’è parrocchia quando le persone leggono e interpretano la propria vita a partire dalla Parola di Dio, ricevuta assieme con assiduità, favorendo anche scelte condivise.
• C’è parrocchia quando il popolo dei cristiani riceve dal suo Signore i Sacramenti, doni che l’uomo non può produrre da sé, e li celebra. C’è parrocchia quando una comunità genera alla fede nel battesimo e quando si lascia plasmare all’eucaristia. I sacramenti, eccedenza del dono di Cristo alla sua gente, costituiscono la comunità.
• C’è parrocchia quando vengono espresse delle ministerialità più articolate, a partire dal sacerdozio comune e con il servizio del ministero ordinato. Esiste infatti una corresponsabilità data dal battesimo, da cui scaturiscono forme di servizio e di animazione dell’impegno altrui. Se la domanda delle persone fosse solo di “servizi” religiosi, senza appartenenza e assunzione di compiti; se non ci fosse l’impegno consapevole e responsabile almeno di alcuni, potremmo ancora parlare di parrocchia? Se non ci fosse un minimo di adesione e di partecipazione alla cura e alla crescita della vita comunitaria, nei suoi elementi essenziali, ci sarebbe ancor una parrocchia oppure si potrebbe pensare, come “extrema ratio”, anche alla sua chiusura formale?
Le caratteristiche della Parrocchia
Ègiusto, del resto, che io provi questi sentimenti per tutti voi, perché vi porto nel cuore, sia quando sono in prigionia, sia quando difendo e confermo il Vangelo, voi che con me siete tutti partecipi della grazia. Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio (Fil 1,7-11).
I cenni che seguono andranno di sicuro precisati meglio nel dialogo con coloro che, all’interno della parrocchia, hanno più a cuore la sua vita e la sua missione. Possiamo però intravvedere che le nostre parrocchie:
• saranno comunità con una forte dimensione ecclesiale, non solo sociologica e aggregativa, animate da legami di fraternità, sostenute dalla Parola di Dio e dall’eucaristia, capaci di grande ascolto e accoglienza reciproca.
• Non saranno eguali l’una all’altra, ma potranno differenziarsi interagendo con le domande e le richieste delle persone loro affidate.
• Saranno luoghi di elaborazione di percorsi concreti di carità, riconciliazione, giustizia, condivisione, uso dei soldi e dei beni, quali spazi incarnati della sempre inedita novità del Vangelo.

 
 
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