Rozzampia - santodithiene

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Rozzampia

Catechesi
 

Luce sul mio cammino

DOMENICA 1 SETTEMBRE, XXII  DEL TEMPO ORDINARIO—Lc 14,7-14
In quel tempo, Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano aosservarlo. 7Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: 8«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, 9e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: «Cedigli il posto!». Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. 10Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: «Amico, vieni più avanti!». Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. 11Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
12Disse poi a colui che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio. 13Al contrario,
quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; 14e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Scegliere i primi posti significa considerare se stessi superiori agli altri. Ma chi sono io per giudicare? Dice S. Paolo: Ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso (Fil. 2,3).  
Mi pongo davanti alla luce di Dio e riconosco di essere miseria… e trovo posto nell’abbraccio della sua misericordia.
DOMENICA 8 SETTEMBRE, XXIII  DEL TEMPO ORDINARIO—Lc 14,25-33
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:  
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la
propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a
termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila
uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per
chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
Sono davvero discepolo di Gesù? Cerco di esserlo o mi illudo di esserlo?  
Se dò a Gesù il primo posto nel mio cuore, scopro che Lui ha già dato a me il primo posto nel suo Cuore.

DOMENICA 15 SETTEMBRE, XXIV  DEL TEMPO ORDINARIO—Lc 15,1-32  

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano
dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».  
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non
hanno bisogno di conversione. […]
Se sei misericordioso, mormoreranno contro di te; non importa, sii misericordioso.  
La Misericordia ha vinto il mondo. “Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).
DOMENICA 22 SETTEMBRE, XXV  DEL TEMPO ORDINARIO—Lc 16,1-13  

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti,
verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è
disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e
disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
La mia ricchezza qual è? Prendo coscienza che essa esercita su di me un dominio, perché è il centro affettivo della mia vita.  
Solo Dio è la vera ricchezza che dona libertà a chi la possiede.

 

Vescovo Claudio

La visita pastorale del vescovo Claudio è stata, pur nella sua brevità, un momento di grande grazia. In Lui è Gesù stesso che è venuto a trovarci per vedere come stiamo, incoraggiarci e darci delle “dritte" per il nostro cammino.
Le parole che ci sono state donate, la messa che è  stata celebrata nella comunità, costituiscono                   un dono da custodire  e a cui fare riferimento per orientare il nostro cammino con rinnovato slancio      evangelico.
Per questo desidero con il vostro aiuto fare una sintesi di quanto abbiamo ricevuto nella visita pastorale.
Vi invito perciò entro il mese di luglio a inviarmi una mail o una lettera  dove scriverete due cose:
• La cosa detta dal vescovo che più vi ha colpito
• La cosa da fare che vi sembra più urgente in base ai messaggi che il vescovo ci ha dato.
E continuiamo a sentirci famiglia con il vescovo e tra di noi, pregando gli uni per gli altri.
Mail: donmassimotoniolo@gmail.com                   Don Massimo    

 
 
 
 
 
 


I RITI DELLA INIZIAZIONE CRISTIANA, questi sconosciuti….

Da qualche anno è in atto nelle nostre parrocchie un sostanziale rinnovamento, per quanto riguarda la catechesi, detto Nuovo Cammino di Iniziazione Cristiana, ed è normale che un modo nuovo di  iniziare alla fede non possa essere di comprensione facile e immediata.
E’ come quando abbiamo un’auto nuova, leggere il manuale di istruzione è molto noioso, si preferisce scoprire le sue potenzialità direttamente usandola.
Si può dire che i RITI che accompagnano la Iniziazione Cristiana dei bambini ci introducono a comprenderla senza dover leggere il manuale di istruzioni.
Prima di spiegare come, vale la pena di ricordare  che il cammino per i bambini si svolge, a grandi linee,  in tre fasi:
la prima dai 0 ai 6 anni, affidata ai genitori soprattutto;
la seconda, in cui sono coinvolti piccoli e genitori, che dura circa 5 anni ed è divisa in tre tappe;
la terza che interessa solo i ragazzi e dura due anni.

Nella seconda fase ci sono per ogni anno degli obbiettivi specifici, che si riferiscono sia ai contenuti di fede, sia ad alcuni atteggiamenti da maturare nel fanciullo e questi obbiettivi vengono sottolineati proprio durante i RITI.

Il primo Rito riguarda i bambini di seconda elementare e segna il vero inizio della partecipazione alla Iniziazione Cristiana, è inserito nella Messa, ed è il RITO DI INIZIO DEL PRIMO DISCEPOLATO, che prevede la consegna del Vangelo, Libro che sarà usato in ogni incontro di catechesi. Durante l’anno i bambini imparano a conoscere Gesù e a fine anno  genitori e catechisti consegnano loro il Credo, che hanno pian piano imparato.

All’inizio della terza è prevista la Consegna della Croce, segno dell’Amore di Dio per noi,  durante l’anno i ragazzi sono aiutati a conoscere il Padre e alla fine nel  RITO riceveranno, sempre dai propri genitori, la preghiera del Padre Nostro.

In quarta c’è la preparazione al Sacramento della Riconciliazione. In preparazione ci sono due liturgie penitenziali, una in Avvento e una prima della Quaresima.

 
 

Il vescovo Claudio, insieme al Consiglio Episcopale, ha iniziato un lavoro  di riflessione sul soggetto “Parrocchia”. Sono appunti di viaggio, un viaggio ancora iniziale, che ha bisogno del contributo di tutti per approdare alla terra che il Signore ci indicherà. Il testo si lega anche al rinnovo degli organismi di comunione, indicando la prospettiva di fondo del prossimo mandato.
L’essenziale di una Parrocchia
Se dunque c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù (Fil 2,1-5).
L’essenziale di una parrocchia non si può racchiudere in poche righe, visto il percorso secolare di grande ricchezza e tradizione che ci precede e di cui siamo debitori. Tratteggiamo, di seguito alcuni elementi sostanziali.
• La parrocchia rende visibile la Chiesa, radicata in un luogo, che mette al suo centro la Parola di Dio, la grazia dei sacramenti e la carità. La parrocchia è espressione della Chiesa più grande animata da un’intenzionalità precisa: dare vita a un’assemblea santa, al popolo di Dio, alla famiglia del Signore Gesù. Il primo segno della parrocchia, quindi, è l’adunanza dei cristiani, radunati e convocati dal Signore Gesù, in un luogo che rappresenta e raccoglie l’intera comunità.
• C’è parrocchia quando le persone leggono e interpretano la propria vita a partire dalla Parola di Dio, ricevuta assieme con assiduità, favorendo anche scelte condivise.
• C’è parrocchia quando il popolo dei cristiani riceve dal suo Signore i Sacramenti, doni che l’uomo non può produrre da sé, e li celebra. C’è parrocchia quando una comunità genera alla fede nel battesimo e quando si lascia plasmare all’eucaristia. I sacramenti, eccedenza del dono di Cristo alla sua gente, costituiscono la comunità.
• C’è parrocchia quando vengono espresse delle ministerialità più articolate, a partire dal sacerdozio comune e con il servizio del ministero ordinato. Esiste infatti una corresponsabilità data dal battesimo, da cui scaturiscono forme di servizio e di animazione dell’impegno altrui. Se la domanda delle persone fosse solo di “servizi” religiosi, senza appartenenza e assunzione di compiti; se non ci fosse l’impegno consapevole e responsabile almeno di alcuni, potremmo ancora parlare di parrocchia? Se non ci fosse un minimo di adesione e di partecipazione alla cura e alla crescita della vita comunitaria, nei suoi elementi essenziali, ci sarebbe ancor una parrocchia oppure si potrebbe pensare, come “extrema ratio”, anche alla sua chiusura formale?
Le caratteristiche della Parrocchia
Ègiusto, del resto, che io provi questi sentimenti per tutti voi, perché vi porto nel cuore, sia quando sono in prigionia, sia quando difendo e confermo il Vangelo, voi che con me siete tutti partecipi della grazia. Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio (Fil 1,7-11).
I cenni che seguono andranno di sicuro precisati meglio nel dialogo con coloro che, all’interno della parrocchia, hanno più a cuore la sua vita e la sua missione. Possiamo però intravvedere che le nostre parrocchie:
• saranno comunità con una forte dimensione ecclesiale, non solo sociologica e aggregativa, animate da legami di fraternità, sostenute dalla Parola di Dio e dall’eucaristia, capaci di grande ascolto e accoglienza reciproca.
• Non saranno eguali l’una all’altra, ma potranno differenziarsi interagendo con le domande e le richieste delle persone loro affidate.
• Saranno luoghi di elaborazione di percorsi concreti di carità, riconciliazione, giustizia, condivisione, uso dei soldi e dei beni, quali spazi incarnati della sempre inedita novità del Vangelo.

 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu